La fauna della Cordigliera delle Ande comprende una grande diversità di specie adattate all’altitudine e al clima estremo di questa regione montuosa. Tra gli animali più rappresentativi vi sono il condor andino, il puma, la vigogna, il guanaco e la volpe culpea. Molte di queste specie possono essere avvistate in natura durante le escursioni in montagna o anche mentre si scia in alcune zone della catena montuosa.


Sciare non è solo uno sport emozionante: è immergersi nella maestosità delle montagne. Scivolando sui pendii innevati, non solo sentiamo la libertà di movimento e la purezza dell’aria, ma abbiamo anche l’opportunità unica di entrare in contatto con la natura più selvaggia. In molte destinazioni di montagna, l’avvistamento della fauna selvatica autoctona durante lo sci diventa un privilegio inaspettato che arricchisce l’esperienza.

Questo fenomeno assume una dimensione speciale nella Cordigliera delle Ande, una destinazione che va ben oltre lo sport. Sciare in questo immenso sistema montuoso – il più lungo del pianeta – ci permette di contemplare paesaggi di una bellezza sconvolgente e, con un po’ di fortuna, di avvistare specie endemiche nel loro ambiente naturale. Guanacos, condor, volpi andine e una sorprendente biodiversità popolano queste imponenti vette che superano i 6.000 metri.

Oltre alla sua ricchezza ecologica, le Ande sono un ambiente privilegiato per lo sci di alto livello. Le sue stazioni ospitano piste estese e moderne, scelte ogni anno da squadre internazionali per allenarsi durante l’estate australe in vista delle competizioni invernali nell’emisfero settentrionale. Questa catena montuosa, che attraversa sette Paesi e ospita i vulcani più alti del mondo, è un vero paradiso per gli amanti della neve e dell’avventura, ma anche per la fauna andina che vi sorprenderà…

La fauna delle Ande

L’enorme area coperta dalle Ande ospita molti ecosistemi diversi e un gran numero di specie diverse, tra cui quasi 600 specie di mammiferi, più di 1700 specie di uccelli, più di 600 specie di rettili e quasi 400 specie di pesci. Due terzi delle specie presenti sulle Ande sono endemiche della regione, quindi sciare nella zona è il modo migliore per vederle dal vivo e nel loro habitat naturale.

Condor andino (Vultur gryphus): re del cielo australe

Poche immagini evocano meglio la grandezza delle Ande della silhouette di un condor che si libra nel cielo, con le ali spiegate in un volo che sfida le leggi del tempo. Con un’apertura alare che può superare i 3 metri, il condor andino è uno dei più grandi uccelli volanti del mondo e un simbolo spirituale per molte culture sudamericane. Spesso lo si vede planare per ore senza battere le ali, sfruttando le correnti termiche che salgono dalle valli.

Sebbene tenda ad abitare rupi remote e inaccessibili, non è raro vederlo nei pressi di stazioni sciistiche di alta quota come Valle Nevado (Cile) o Las Leñas (Argentina), soprattutto nelle giornate limpide. Il suo sguardo severo e il suo portamento ancestrale sono impressionanti quanto la sua longevità: alcuni esemplari possono vivere più di 50 anni in natura. Curiosamente, non caccia: è un uccello spazzino che svolge un ruolo essenziale nell’ecosistema andino, eliminando i resti e prevenendo le malattie.

Il guanaco (Lama guanicoe): il cane da guardia degli altopiani

Il guanaco, parente selvatico del lama, è una delle creature più rappresentative degli altopiani andini. Con il suo corpo snello e lo sguardo sereno, si muove in branco nelle alte valli e sui pendii delle montagne, anche ad altitudini superiori ai 4.000 metri. La sua folta pelliccia lo protegge dal vento pungente e dalle temperature estreme e la sua agilità gli permette di sfuggire rapidamente ai predatori.

Se si scia in aree vicine a parchi naturali – come nei dintorni della stazione sciistica di Cerro Castor, in Patagonia, Argentina – si possono avvistare al pascolo in lontananza o in fila indiana, attenti a ogni suono. Il loro grido d’allarme, simile a un fischio acuto, può essere udito da lontano quando percepiscono un pericolo. Una curiosità: il guanaco non beve acqua molto spesso, poiché ottiene quasi tutta l’acqua di cui ha bisogno dai vegetali che mangia. Un adattamento fondamentale in un ambiente in cui il ghiaccio non sempre si trasforma in liquido.

Volpe culpea (Lycalopex culpaeus): il furtivo abitante della neve

Il culpeo, noto anche come volpe andina, è un animale cauto e sfuggente, più facile da intuire che da vedere. La sua elegante sagoma scivola tra alti cespugli e pendii rocciosi, soprattutto all’alba o negli ultimi raggi del giorno. È perfettamente adattato agli ecosistemi montani ed è uno dei carnivori più diffusi nella regione andina.

Alcune stazioni situate in prossimità di parchi naturali o di aree poco urbanizzate, come El Colorado o La Parva (Cile), hanno segnalato avvistamenti sporadici di questa volpe tra i rifugi o sulle strade secondarie. La sua dieta è varia: caccia roditori, uccelli e insetti, ma può anche nutrirsi di carogne. Curiosamente, a differenza di altri canidi, il suo aspetto ricorda un incrocio tra una volpe e un lupo ed è stato oggetto di leggende locali che gli attribuiscono poteri protettivi.

Orso dagli occhiali (Tremarctos ornatus): guardiano delle foreste nuvolose

È l’unico orso del Sud America e uno dei più elusivi. Il suo nome deriva dalle macchie bianche intorno agli occhi e al muso, che gli conferiscono un aspetto “occhialuto”. L’orso andino vive principalmente nelle Ande tropicali – Perù, Ecuador, Bolivia e Argentina settentrionale – ed è un eccellente arrampicatore di alberi. Il suo habitat tende a essere più strettamente legato alle foreste pluviali di alta quota, ma si aggira anche nelle brughiere e nelle catene montuose.

È improbabile vederlo nei pressi delle stazioni sciistiche delle Ande centrali o meridionali, ma la sua presenza simboleggia la ricchezza e la complessità dell’ecosistema andino. È un animale prevalentemente vegetariano (frutta, radici, bromeliacee), anche se può integrare la sua dieta con piccoli animali. Una curiosità: è stato l’ispiratore del personaggio dell’Orso Paddington, la cui “casa” immaginaria era il “Perù più scuro”.

Il Tero andino (Vanellus resplendens): la sentinella stridente della puna

Sebbene di aspetto piccolo e modesto, il tero andino – o pavoncella delle Ande – ha una personalità che non passa inosservata. Il suo canto acuto, quasi un fischio metallico, serve a marcare il territorio o ad avvisare la compagna di un possibile intruso. Può essere visto in aree aperte, vicino a specchi d’acqua ghiacciati o nelle alte pianure andine, dove nidifica e si nutre di insetti.

Alcune stazioni sciistiche che conservano zone umide nelle vicinanze, come Portillo o i centri della regione di Cuyo, possono essere punti di osservazione occasionali. L’aspetto più curioso è il suo comportamento difensivo: se percepisce una minaccia vicino al nido, simula una zoppia per attirare il predatore lontano dalle uova. Una scena tanto sorprendente quanto commovente, che rivela l’istinto e l’intelligenza di questo piccolo uccello di montagna.

Il puma andino (Puma concolor): il fantasma silenzioso delle alture

Invisibile alla maggior parte degli occhi, il puma andino si muove con la furtività di un mito. È il più grande predatore terrestre delle Ande e un simbolo di potere ancestrale per molte culture indigene. La sua presenza, sebbene raramente visibile, è costante nell’ecosistema andino, dalle valli boscose del Cile meridionale alle zone più desertiche dell’Argentina settentrionale. Il suo comportamento è solitario, territoriale ed estremamente cauto.

Vedere un puma in natura è un privilegio riservato a pochissimi, ma le sue tracce – impronte, escrementi o resti di prede – sono spesso individuate dai guardaparco e dagli alpinisti. In inverno, quando la neve ricopre i sentieri, le loro impronte sono chiaramente segnate nella coltre bianca. Una curiosità: il puma può saltare fino a 6 metri in orizzontale e fino a 2,5 metri in verticale, risultando uno dei migliori saltatori del regno animale. Nell’immaginario popolare è tanto rispettato quanto temuto e la sua presenza garantisce un equilibrio naturale che tiene sotto controllo le popolazioni di erbivori.

La vigogna (Vicugna vicugna): il gioiello vivente degli altopiani

Considerata una delle specie più eleganti e delicate delle Ande, la vigogna è la versione selvatica e più raffinata del lama. La sua lana – una delle più pregiate e costose al mondo – è stata apprezzata fin dall’epoca pre-Inca, quando solo la nobiltà poteva indossare capi realizzati con le sue fibre. Con il suo corpo snello, il collo allungato e la pelliccia dorata, la vigogna è anche un emblema della conservazione: negli anni Sessanta era sull’orlo dell’estinzione, ma gli sforzi congiunti di governi e comunità hanno permesso di recuperare le sue popolazioni.

Oggi è possibile osservarla in natura in aree protette come la Riserva Nazionale Salinas y Aguada Blanca (Perù) o il Parco Nazionale di Lauca (Cile). Sebbene il suo habitat sia al di sopra dei 3.500 metri, alcune stazioni sciistiche in prossimità degli altiplanos o delle alte vie andine possono offrire avvistamenti occasionali. Una curiosità affascinante: la vigogna può essere tosata solo in natura e secondo rigorosi protocolli sostenibili, il che rende la sua lana non solo un prodotto di lusso, ma anche eticamente esemplare.

L’armadillo peloso andino (Chaetophractus nationi): lo scudo vivente della puna

Questo piccolo mammifero corazzato, poco conosciuto dal grande pubblico, è uno degli abitanti più resistenti degli ecosistemi andini. Sebbene la sua presenza sia poco frequente nei pressi delle stazioni sciistiche più frequentate, lo si può trovare nelle regioni più tranquille e alte della Bolivia, del Perù e dell’Argentina settentrionale. Il suo nome è dovuto alla caratteristica pelliccia che sporge tra le placche dorsali, che lo distingue da altri armadilli più comuni nelle zone basse.

L’armadillo peloso scava tane per ripararsi dal freddo estremo ed è prevalentemente notturno, anche se in inverno può essere visto nelle ore più calde della giornata. La sua dieta si basa su insetti, radici e piccoli vertebrati. Una curiosità biologica: quando si sente minacciato, si arrotola parzialmente su se stesso ed emette un suono gutturale sorprendente per le sue dimensioni. Sebbene non sia direttamente legato alla neve, la sua capacità di adattarsi all’altiplano lo rende un vero e proprio simbolo della resilienza andina.

Il reo andino (Bothrops ammodytoides): il serpente poco appariscente dei pendii rocciosi

Sebbene per molti sciatori e serpenti sembrino mondi lontani, la yarará ñata – una vipera velenosa originaria delle zone aride delle Ande – dimostra che la vita può farsi strada anche in condizioni estreme. Questa specie vive principalmente nelle zone pietrose dell’Argentina nord-occidentale e della Bolivia meridionale, fino a 3.000 metri di altitudine. Il suo aspetto è inconfondibile: corpo robusto, testa triangolare e un disegno a zig zag nei toni dell’ocra che lo mimetizza tra le rocce.

La sua attività diminuisce notevolmente in inverno, il che significa che il rischio di incontrarlo è molto basso durante la stagione sciistica. Tuttavia, la sua presenza nell’ecosistema è vitale: regola le popolazioni di roditori, mantenendo l’equilibrio naturale. Una curiosità sorprendente: il nome “ñata” si riferisce al suo muso leggermente rialzato, una caratteristica che lo distingue dagli altri serpenti del genere Bothrops. Nonostante la sua reputazione pericolosa, se lasciato indisturbato attacca raramente ed è un elemento chiave nella catena alimentare delle Ande secche.