Sulla via regale che porta al Monte Bianco, l’antico rifugio del Goûter verrà smantellato interamente per poi essere ricostruito nel parco termale di Saint-Gervais. Presentata dai promotori del progetto come una prima mondiale, questa operazione coniuga un’impresa logistica, il recupero paesaggistico e la salvaguardia di una testimonianza fondamentale della storia dell’alpinismo.

A quasi 3800 metri di altitudine, su uno dei percorsi più emblematici e frequentati dell’alpinismo europeo, si sta voltando una pagina di storia. A partire dal mese di giugno 2026, il vecchio rifugio del Goûter dovrà essere smontato pezzo per pezzo, imballato, trasportato a valle in elicottero e poi rimontato nel parco termale di Saint-Gervais-les-Bains.

L’obiettivo non è quindi quello di demolire l’edificio, ma di spostarlo. Una distinzione fondamentale che conferisce a questo cantiere la sua vera importanza: liberare un sito di alta montagna diventato inutilmente artificializzato, preservando al contempo un bene patrimoniale profondamente legato alla conquista del Monte Bianco.

Presentata come una prima mondiale, l’operazione richiede di lavorare in un ambiente in cui il freddo, il vento, la neve, la mancanza di ossigeno, l’esposizione al vuoto e le condizioni meteorologiche mutevoli trasformano ogni gesto tecnico in un’operazione di alta precisione.

Rifugio del Goûter: smontare senza distruggere

La scelta operata dal Comune di Saint-Gervais Mont-Blanc e dalla Compagnie des Guides di Saint-Gervais si basa su una filosofia relativamente nuova nell’ambito dell’alta montagna: non ridurre a semplice rifiuto ciò che le generazioni precedenti hanno costruito, ma organizzare il riutilizzo di una struttura ormai obsoleta nel suo sito originario.

Il vecchio rifugio verrà quindi smantellato in modo metodico. I suoi elementi dovranno essere identificati, selezionati, protetti e preparati per il trasporto a valle. Il trasporto in elicottero, indispensabile a questa altitudine, dovrà essere adattato alle capacità dei velivoli, al peso dei carichi, ai venti e alle brevissime finestre meteorologiche disponibili.

Questa logica di smantellamento e ricostruzione avvicina il cantiere ai principi dell’economia circolare: conservare il più possibile il materiale esistente, evitare una demolizione radicale e tramandare il patrimonio edilizio in una nuova forma. Il trasferimento del rifugio nel parco termale consentirà inoltre di rendere accessibile a un pubblico molto più ampio un edificio che finora solo gli alpinisti esperti potevano raggiungere.

Al termine di questa prima fase, il vecchio rifugio dovrà essere ricostruito sotto forma di “struttura vuota”. Non sarà quindi immediatamente aperto al pubblico. La sua funzione definitiva, l’allestimento interno e l’integrazione nel parco termale saranno oggetto di una presentazione successiva.

Un cantiere in balia dell’alta montagna

A questa altitudine, i metodi edilizi tradizionali non possono essere semplicemente applicati. L’organizzazione del cantiere dipenderà innanzitutto dalle condizioni meteorologiche: visibilità, intensità del vento, temperature, presenza di ghiaccio e stabilità del terreno determineranno quotidianamente la possibilità di lavorare e di effettuare i voli di andata e ritorno degli elicotteri.

La scarsità di ossigeno rappresenta un’altra sfida importante. A 3800 metri, le capacità fisiche diminuiscono, la stanchezza si manifesta più rapidamente e i tempi di recupero si allungano. Le squadre dovranno quindi operare secondo protocolli simili a quelli di un intervento in ambiente alpino, con una gestione rigorosa dell’acclimatamento, dei tempi di lavoro, dell’attrezzatura di sicurezza e delle possibilità di evacuazione.

La posizione del rifugio complica ulteriormente la situazione. L’edificio si affaccia sul famoso couloir del Goûter, passaggio chiave della via normale del Monte Bianco, noto anche per la sua esposizione alle cadute di massi. Le operazioni preliminari di sgombero della neve e di rimozione del ghiaccio hanno richiesto misure di sicurezza specifiche, poiché potevano provocare lo sgretolamento del ghiaccio e la caduta di detriti nel couloir.

È stata quindi prevista una chiusura temporanea del percorso tra i rifugi di Tête Rousse e del Goûter durante i lavori preparatori. Durante la fase principale di smantellamento, la via normale dovrà invece rimanere percorribile, fatte salve le condizioni meteorologiche e il rispetto delle misure di sicurezza del cantiere.

Ripristinare la naturalità di un sito protetto

Il progetto si inserisce in una riflessione più ampia sul futuro della via normale del Monte Bianco e sul ruolo delle infrastrutture umane negli spazi di altissima montagna.

A seguito delle raccomandazioni formulate nel 2024 dall’Ispettorato generale per l’ambiente e lo sviluppo sostenibile, il Comune di Saint-Gervais ha avviato un’iniziativa volta al ripristino del sito occupato dall’ex rifugio. Il progetto ha poi ottenuto, il 10 giugno 2025, un’autorizzazione ministeriale speciale ai sensi della normativa applicabile ai siti protetti.

Lo Stato ha ritenuto, in particolare, che la rimozione dell’edificio contribuirebbe alla «riconquista paesaggistica» dell’area e al rafforzamento del suo carattere naturale. Una volta smantellata la vecchia costruzione, le squadre dovranno quindi procedere al ripristino ambientale del sito, andando oltre la semplice rimozione della sovrastruttura.

Questa fase sarà particolarmente delicata. In un ambiente in cui la vegetazione è quasi assente, i suoli sono poco sviluppati e i processi naturali sono estremamente lenti, ogni intervento lascia un’impronta duratura. Ripristinare un sito d’alta quota non significa ricreare artificialmente un paesaggio, ma rimuovere gli elementi antropici, mettere in sicurezza i resti e consentire all’erosione, alla neve e al gelo di riprendere progressivamente la loro dinamica naturale.

Oltre 170 anni di storia sull’Aiguille du Goûter

Lo smantellamento del vecchio rifugio chiude un capitolo iniziato a metà del XIX secolo, quando cominciarono a prendersi forma le prime grandi vie di accesso al Monte Bianco.

Nel 1854, una prima costruzione rudimentale, nota come «cabane à Loiseau», viene eretta a circa 3.400 metri. Quattro anni dopo, nel 1858, le guide di Saint-Gervais costruiscono un rifugio sulla vetta dell’Aiguille du Goûter. I materiali vengono trasportati a spalla in decine di viaggi, in condizioni che rendono bene l’idea dell’impegno fisico dei costruttori dell’epoca.

Si susseguiranno poi diverse generazioni di capanne e rifugi. Nel 1906 viene realizzato un nuovo edificio, prima della costruzione, nel 1936, del rifugio privato di Georges Orset. Acquistato alcuni anni dopo dal Club Alpin, questo edificio diventa una tappa fondamentale della scalata del Monte Bianco partendo da Saint-Gervais.

Nel 1962 viene inaugurato un rifugio prefabbricato con una capienza di 76 posti letto. Il suo progetto riflette le nuove possibilità offerte dalla prefabbricazione e dal trasporto aereo. Ampliato con un annesso all’inizio degli anni ’90, ospiterà per diversi decenni migliaia di alpinisti provenienti da tutto il mondo.

Nei suoi dormitori, nella sala comune e negli spazi angusti si sono incrociate diverse generazioni di guide, guardiani, scienziati e aspiranti scalatori. Il rifugio rappresentava al tempo stesso un riparo, un punto di osservazione e un luogo di preparazione psicologica prima dell’ultima parte della scalata.

Il nuovo rifugio, un laboratorio per l’edilizia in alta quota

Dal 2013, l’accoglienza degli alpinisti è assicurata dal nuovo rifugio del Goûter, situato a circa 200 metri dal vecchio edificio, a 3835 metri di altitudine.

La sua silhouette ovoidale, rivestita in acciaio inossidabile, è stata progettata per resistere meglio ai venti estremi. L’edificio poggia su una struttura prevalentemente in legno ed è stato concepito per limitare il proprio fabbisogno energetico e il proprio impatto in un ambiente privo di reti tradizionali.

Nouveau refuge du Goûter
Nuovo rifugio del Goûter

Già il cantiere per la sua costruzione aveva richiesto un’organizzazione eccezionale, con lavori distribuiti su diverse stagioni e un’ampia quota di prefabbricazione a valle. Il rifugio dispone, in particolare, di sistemi di produzione di energia, di recupero e di trattamento dell’acqua adeguati all’isolamento del sito.

La sua inaugurazione aveva reso l’edificio precedente funzionalmente obsoleto. Quest’ultimo era tuttavia rimasto in piedi per oltre un decennio, il tempo necessario per valutare il suo futuro in un’area protetta, molto esposta e soggetta a importanti problemi di sicurezza.

Il cantiere del 2026 rappresenta quindi, in un certo senso, l’ultimo atto della realizzazione del nuovo rifugio: non si tratta più di costruire una struttura aggiuntiva, ma di rimuovere l’infrastruttura ormai superflua e restituire al paesaggio parte della sua integrità.

Un patrimonio destinato a tornare a valle

La ricostruzione prevista nel parco termale introduce una sorta di capovolgimento simbolico. Dopo aver fatto da rifugio sopra le nuvole, l’edificio tornerà a trovarsi sul fondo della valle, in prossimità del centro abitato e delle terme di Saint-Gervais.

Questo trasferimento può consentire di raccontare in modo diverso la storia del Monte Bianco. Il rifugio non sarà più considerato solo come una struttura tecnica, ma come una testimonianza delle trasformazioni dell’alpinismo: l’evoluzione delle tecniche di costruzione, la professionalizzazione dei soccorsi, lo sviluppo del turismo d’alta montagna, l’aumento delle presenze e la crescente attenzione alle questioni ambientali.

Il suo futuro utilizzo resta da definire. Potrebbe tuttavia diventare uno strumento di divulgazione sulla storia delle guide, dei rifugi, dei mestieri di montagna e delle condizioni di vita in alta quota. La conservazione della sua struttura consentirà inoltre di trasmettere un’idea concreta di com’era un rifugio presidiato nella seconda metà del XX secolo.

Questa seconda vita dal punto di vista del patrimonio culturale evita così due insidie: lasciare un’area edificata in stato di abbandono sull’Aiguille du Goûter o cancellare completamente un elemento essenziale della memoria alpina.

Un calendario dettato dalle condizioni meteorologiche

Il calendario indicativo riflette l’estrema suddivisione in fasi dell’operazione:

  • 1° giugno 2026: inizio dei lavori di smantellamento sulla cima dell’Aiguille du Goûter;
  • 20 luglio 2026: completamento previsto della demolizione della struttura, prima della prosecuzione dei lavori di risanamento ambientale;
  • 27 luglio 2026: inizio previsto dei lavori infrastrutturali e di ristrutturazione nel parco termale;
  • 17 agosto 2026: completamento degli interventi sul sito in quota e sgombero del settore;
  • fine ottobre 2026: completamento previsto del montaggio della struttura nella valle.

Queste scadenze sono naturalmente soggette a variazioni. In alta montagna, il calendario teorico dipende sempre dalle condizioni reali: bastano pochi giorni di vento forte, neve o scarsa visibilità per interrompere i voli e modificare l’intera organizzazione del cantiere.

Verso una nuova dottrina per le attrezzature da alta quota?

Al di là del caso del Goûter, questa operazione solleva una questione destinata ad assumere un’importanza sempre maggiore: cosa fare delle infrastrutture di alta montagna ormai obsolete?

Nouveau refuge du Goûter
Nuovo rifugio del Goûter

Per decenni, la costruzione di un nuovo rifugio o di una nuova struttura non comportava necessariamente la demolizione di quello vecchio. I vincoli finanziari, tecnici e amministrativi potevano portare a mantenere in loco edifici inutilizzati, talvolta trasformati in annessi o progressivamente abbandonati.

Il progetto “Le chantier du Goûter” propone un’alternativa: integrare, fin dalla fase di progettazione, l’intero ciclo di vita di un edificio, fino al suo smantellamento, al suo riutilizzo o alla sua restituzione al territorio. Questo approccio potrebbe essere fonte di ispirazione per altre località che devono affrontare il problema dell’invecchiamento dei rifugi, lo spostamento degli itinerari, l’evoluzione del permafrost o la trasformazione delle destinazioni turistiche.

L’alta montagna rimane uno spazio plasmato dalla storia dell’umanità, ma non è più considerata un territorio in cui ogni costruzione sia necessariamente definitiva. Scegliendo di smantellare un rifugio piuttosto che abbandonarlo o distruggerlo, Saint-Gervais dà un’espressione concreta a questa evoluzione.

La sfida sarà ora quella di dimostrare che un’impresa logistica può anche diventare un atto di sobrietà: rimuovere senza cancellare, preservare senza immobilizzare e trasmettere senza mantenere artificialmente in alto ciò che non serve più.


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