La fine della stagione invernale è sempre un momento speciale. Dietro questa apparente tregua, si conclude un ciclo intenso, fatto di impegno quotidiano, decisioni prese sul campo e di una mobilitazione collettiva spesso invisibile al grande pubblico. È in questo momento di transizione che la Compagnie des Alpes ha riunito circa 300 collaboratori in Ardèche in occasione del CDA Débrief 2026. Un appuntamento ormai consolidato nel calendario del gruppo, pensato sia come un momento per riprendere fiato dopo l’inverno, ritrovarsi in modo diverso e fare il punto su ciò che è appena accaduto… ma anche su ciò che si sta preparando.

Sebbene questo evento rimanga innanzitutto un momento interno, David Ponson, Divisione Montagna e attività outdoor della Compagnie des Alpes, ha deciso di condividerne una parte con I Love Ski. Un modo per aprire le porte, rendere visibili le riflessioni che oggi attraversano i team e alimentare, al di là del gruppo, una riflessione più ampia sull’evoluzione dei mestieri della montagna.

Dal punto di vista economico, la stagione 2025-2026 si conclude su basi solide: nel primo semestre dell’esercizio, la divisione «Comprensori sciistici e attività outdoor» ha registrato 552,3 milioni di euro di fatturato, in crescita del 5,3%, con un ulteriore aumento delle giornate-sciatore a perimetro comparabile. Ma al di là di questi indicatori, si delinea una lettura diversa.

Perché ciò che emerge da questo CDA Débrief 2026 è una convinzione semplice, ma fondamentale: nei mestieri della montagna, la performance sostenibile affonda le sue radici nell’impegno delle donne e degli uomini che, ogni giorno, danno vita a questi territori.

CDA Débrief 2026: un appuntamento che va oltre la semplice analisi della stagione

In origine, il CDA Debrief era simile a un seminario di fine stagione piuttosto classico: un’occasione per «festeggiare i risultati, condividere i grandi progetti e consegnare i trofei interni», ci spiega David Ponson. Una visione ancora fortemente orientata alla performance, in linea con gli indicatori tradizionali del settore.

Ma, nel corso degli anni, il formato ha subito una profonda trasformazione. Sotto la sua guida, l’appuntamento è diventato «un vero e proprio rituale manageriale», ormai «atteso con impazienza dai team».

Présentation du CDA Debrief 2026 par David PONSON
Presentazione del CDA Debrief 2026 a cura di David PONSON

L’evento mantiene il suo carattere di celebrazione, ma si è arricchito di un’altra funzione: offrire un momento di respiro in professioni in cui l’intensità operativa lascia poco spazio alla riflessione. Un momento per «ritrovarsi», «festeggiare», ma anche per «ossigenarsi intellettualmente» in un ambiente che descrive come «sempre meno lineare e sempre più turbolento». Un momento per ridare un senso, condividere punti di riferimento comuni e, soprattutto, ripartire con una visione un po’ più chiara di ciò che ci aspetta.

L’impegno, al centro della comunità

David Ponson ci spiega cosa ha guidato questa edizione del 2026: l’impegno. Lontano dai luoghi comuni, si prende il tempo di precisare cosa intende con questa parola. «Non era per chiedere più impegno», sottolinea. «Al contrario, era per celebrare il loro impegno incondizionato.»

Perché sul campo, questo impegno si vive quotidianamente, in professioni impegnative, in contesti a volte difficili, dove spesso è la passione a prendere il sopravvento. David Ponson parla di «passione, competenza» dei team, ma anche di quel coinvolgimento che a volte va oltre il semplice ambito lavorativo. Arriva persino a tracciare un forte parallelo con il mondo militare, per illustrare cosa possa significare l’impegno in contesti in cui l’essere umano si trova direttamente di fronte a situazioni impegnative. Senza drammatizzare, ma per ricordare una realtà: in montagna, l’impegno è concreto, incarnato.

«La ricchezza del nostro gruppo non sta nelle seggiovie o nelle cabinovie, ma nelle donne e negli uomini che fanno funzionare tutto questo»

CDA Debrief 2026: tre interventi per ampliare gli orizzonti

La scelta dei relatori per il CDA Débrief 2026 conferisce all’evento una profondità particolare. Non si tratta semplicemente di offrire punti di vista esterni, ma piuttosto di fornire ai team chiavi di lettura complementari, in diretta sintonia con la loro realtà sul campo.

Con Maxime Blondeau, la riflessione si radica innanzitutto nel territorio, ma in modo insolito. Attraverso il suo approccio alla «cosmografia», invita a «percepire il territorio» piuttosto che limitarsi ad analizzarlo. Il suo intervento va oltre la geografia o la pianificazione territoriale: mette in discussione il nostro modo di percepire gli spazi, di comprendere le interazioni tra gli esseri viventi, le risorse e le attività umane. Risalendo talvolta molto indietro nella storia dei rapporti tra l’uomo e il suo ambiente, propone chiavi di lettura che consentono di ricollocare i mestieri della montagna in una dinamica di lungo periodo, ben oltre le sfide immediate. Un approccio volutamente positivo, orientato alle capacità di adattamento e di innovazione, che apre prospettive piuttosto che chiuderle.

Intervention de Maxime Blondeau au CDA Debrief 2026
Intervento di Maxime Blondeau al CDA Debrief 2026

Lo sguardo si sposta poi all’interno delle organizzazioni con Emmanuelle Duez e The Boson Project. Il suo intervento mette in discussione in modo approfondito il rapporto con il lavoro e i cambiamenti in atto nelle aziende. Impegno, significato, aspettative delle nuove generazioni, trasformazioni dei modelli di gestione: sono tutti temi che affronta con un approccio al tempo stesso analitico e molto concreto. Ricorda in particolare che l’azienda non può più limitarsi a un ruolo economico, ma che si inserisce ormai in una dimensione sociale e societaria più ampia. Attraverso i suoi lavori e le sue pubblicazioni, invita a ripensare il posto dell’individuo nel collettivo e le condizioni necessarie per creare un impegno duraturo. Un intervento che risuona direttamente con le sfide delle risorse umane nel settore della montagna.

Intervention d'Emmanuelle DUEZ au CDA Debrief 2026
Intervento di Emmanuelle DUEZ al CDA Debrief 2026

Infine, con Olivier Roussille, il discorso torna all’essenziale: il collettivo messo alla prova dalla realtà. Ex ufficiale dell’aeronavale, oggi impegnato in incarichi strategici all’interno dello Stato, offre una testimonianza segnata dall’esperienza sul campo e dal processo decisionale in contesti di forte intensità. Attraverso racconti vissuti, mette in luce ciò che costituisce la solidità di un collettivo quando le condizioni diventano impegnative: la fiducia tra gli individui, la chiarezza delle responsabilità, la capacità di prendere iniziative, indipendentemente dal livello di esperienza. Propone una visione della leadership basata sull’esemplarità e la coerenza, in cui ognuno ha un ruolo da svolgere nel successo della missione.

Intervention d'Olivier ROUSSILLE au CDA Debrief 2026
Intervento di Olivier ROUSSILLE al CDA Debrief 2026

È proprio in questo percorso che il tutto acquista il suo pieno significato. Innanzitutto, ampliare la prospettiva e comprendere meglio il territorio. Poi, interrogarsi sulle dinamiche interne, sul significato e sulle forme di impegno. Infine, tornare a ciò che, concretamente, permette a un collettivo di resistere e andare avanti in contesti difficili.

Lavorare in gruppo: un senso di orgoglio e appartenenza che si costruisce

Nel corso della conversazione, emerge naturalmente un altro filo conduttore: quello dell’orgoglio di appartenenza. David Ponson lo rivendica pienamente. In un gruppo in cui ogni località ha una forte identità: «La Plagne», «Méribel», «Les Menuires»…, la sfida non è appianare le differenze, ma creare una base comune. Fare in modo che ciascuno possa riconoscersi sia nel proprio territorio sia in un collettivo più ampio, quello della Compagnie des Alpes.

Il CDA Débrief svolge proprio questo ruolo. «Si tratta di momenti importanti che uniscono tutte le squadre», ricorda. E in un gruppo così radicato sul territorio, questo tipo di incontri non è affatto secondario. Permette di creare un legame tra squadre che, durante il resto dell’anno, operano in contesti molto locali.

Questa volontà di lavorare in squadra si è espressa anche attraverso momenti più tangibili. La presenza dello sciatore Nils Allègre, venuto a condividere l’esperienza di una stagione impegnativa, ha conferito una dimensione molto concreta a questo concetto di impegno. Sul palco, la sua testimonianza ha fatto eco a ciò che vivono, a modo loro, le squadre nelle stazioni sciistiche: impegno, perseveranza, capacità di rialzarsi. Un parallelo naturale, quasi ovvio. Ma è senza dubbio la messa in scena ad aver colpito gli animi: al suo fianco, Vincent Jay, campione olimpico e attuale direttore di France Montagnes, ha condiviso il palco con lui. Un passaggio di testimone simbolico, tra esperienza e futuro, tra realizzazione e proiezione.

Questa fase ha inoltre permesso di aprirsi in modo naturale verso un altro orizzonte, quello delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi invernali del 2030. «Tra quattro anni accoglieremo il mondo intero», ricorda David Ponson. Dietro questa affermazione c’è una volontà dichiarata: ridare prospettiva, in un contesto in cui le incertezze sono numerose, e ricordare che questi appuntamenti sono anche un’opportunità di mobilitazione e di orgoglio per i territori di montagna.

Intervention de Nils Allègre et Vincent Jay au CDA Debrief 2026
Intervento di Nils Allègre e Vincent Jay al CDA Debrief 2026

La seconda giornata, dedicata alla vita all’aria aperta e alla coesione, è stata naturalmente organizzata da Evolution 2, come un passaggio di testimone tra l’inverno e l’estate, ma anche come espressione di un unico gruppo che anima la montagna tutto l’anno.

 

Come avrete capito, il CDA Débrief 2026 non racconta solo la fine di una stagione. Esprime qualcosa di più profondo sull’evoluzione dei mestieri della montagna. In un contesto diventato più incerto, più esigente, dove gli equilibri si ridefiniscono continuamente, la performance si basa sulla capacità di lavorare in squadra. Di allineare team sparsi su territori diversi. Nel dare un senso, nel creare fiducia, nel mantenere un elevato livello di impegno nel tempo. Un’energia che bisogna saper riconoscere, alimentare… e soprattutto continuare a far crescere.