Nel 2025, i comprensori sciistici francesi hanno investito 555 milioni di euro nelle loro infrastrutture. Questo livello di investimento illustra una caratteristica strutturale del modello economico delle montagne francesi: ogni anno le stazioni reinvestono una quota particolarmente elevata dei loro ricavi nelle loro attrezzature.

Secondo l’indagine annuale condotta da Montagne Leaders in collaborazione con Atout France e Domaines Skiables de France, tale importo è superiore del 50% alla media decennale, confermando il mantenimento degli investimenti a un livello storicamente elevato dalla creazione di questo barometro settoriale. In rapporto al fatturato, lo sforzo finanziario raggiunge il 32% del fatturato al netto delle imposte, ovvero nove punti al di sopra della media osservata negli ultimi dieci anni.

Questo aumento degli investimenti è dovuto in particolare all’aumento dei costi delle attrezzature e alla maggiore complessità dei progetti. Il prezzo di una seggiovia a sganciamento automatico nuova è aumentato più rapidamente tra il 2019 e il 2025 rispetto al prezzo degli skipass, a dimostrazione della crescente pressione economica che grava sugli operatori.

In un decennio, i comprensori sciistici francesi hanno investito circa 3,96 miliardi di euro nella manutenzione e nell’allestimento dei comprensori sciistici, contribuendo a mantenere la Francia tra le prime destinazioni sciistiche mondiali con 54,7 milioni di giornate-sciatori nella stagione 2024-2025.

Ma dietro questi numeri si nasconde una trasformazione più profonda e una strategia di resilienza. In un contesto caratterizzato dal cambiamento climatico, dall’evoluzione delle pratiche turistiche e da una crescente pressione normativa, gli investimenti realizzati dalle stazioni non rispondono più solo a una logica di modernizzazione.

Ora costituiscono una vera e propria strategia assicurativa multirischio, volta a garantire la sicurezza del modello economico della montagna.

Tre dimensioni strutturano questo approccio: la gestione dei flussi e della sicurezza operativa, la resilienza climatica e idrica e l’accettabilità ambientale dei progetti.

1. Fluidificare lo sci: l’investimento come garanzia di “fluidità e sicurezza”

La Francia possiede oggi una delle reti di impianti di risalita più importanti al mondo. Secondo i dati di Domaines Skiables de France, il Paese conta circa 3000 impianti di risalita distribuiti in quasi 250 stazioni, che rappresentano oltre 5700 chilometri di piste segnalate.

Ogni inverno, questo sistema trasporta diverse centinaia di milioni di passeggeri. Le stazioni francesi registrano oltre 55 milioni di giornate-sciatori nelle stagioni favorevoli, il che colloca la Francia tra i primi mercati mondiali dello sci.

In questo contesto, la capacità delle infrastrutture di assorbire i flussi è determinante. Una seggiovia fissa costruita negli anni ’80 trasporta generalmente tra 1800 e 2400 sciatori all’ora, mentre una seggiovia modernamente sganciabile può superare i 3600 sciatori all’ora. Le cabinovie di nuova generazione raggiungono talvolta i 4000 sciatori all’ora, riducendo al contempo i tempi di percorrenza grazie a velocità superiori a 6 m/s.

Télécabine Poutran
Funivia Poutran. ®Lionel_Royet-OT_Alpe_Huez

Gli impianti di risalita nuovi costituiscono inoltre la principale voce di investimento del settore, con 281 milioni di euro impegnati nel 2025, pari a circa la metà dello sforzo totale. Delle 48 installazioni censite, la metà riguarda tuttavia nastri trasportatori, a testimonianza della crescente priorità accordata all’apprendimento dello sci e all’accoglienza dei principianti.

I 24 impianti strutturali (seggiovie, cabinovie o skilift) rappresentano un investimento medio di circa 11 milioni di euro per impianto, un importo elevato che riflette l’aumento del numero di cabinovie e la progettazione di stazioni che spesso integrano edifici multifunzionali.

L’economia invisibile delle code

Nel settore turistico, il tempo di attesa è un indicatore economico importante. Diversi studi condotti nel settore del tempo libero dimostrano che oltre i 10-15 minuti di attesa, la percezione della qualità dell’esperienza peggiora notevolmente.

Gli operatori dei comprensori sciistici hanno quindi progressivamente adottato una logica simile a quella dei grandi parchi di divertimento o delle reti di trasporto urbano: ottimizzare il flusso dei visitatori. La sostituzione di una seggiovia fissa con una seggiovia ad agganciamento automatico può così ridurre i tempi di attesa del 30-50% nelle ore di punta. Questo miglioramento si traduce direttamente in un aumento del numero di discese effettuate dagli sciatori durante la giornata e rafforza la percezione del valore dello skipass.

Manutenzione e ottimizzazione delle attrezzature

Una parte crescente degli investimenti riguarda anche la manutenzione e l’ammodernamento degli impianti esistenti. Nel 2025 sono stati effettuati oltre 220 interventi tecnici in circa 100 stazioni, per un importo totale di 71 milioni di euro, al fine di prolungare la durata di vita delle attrezzature e migliorarne la sicurezza e le prestazioni operative.

Una competizione internazionale per la qualità dell’esperienza

La fluidità degli impianti di risalita è oggi una sfida competitiva su scala mondiale. Le grandi destinazioni competono tra loro in termini di investimenti per offrire un’esperienza sempre più fluida.

In Austria, paese spesso considerato un punto di riferimento in materia di infrastrutture, le stazioni sciistiche hanno investito massicciamente in cabinovie e seggiovie ad altissima capacità. Località come Ischgl o Serfaus-Fiss-Ladis dispongono di impianti che superano i 4.000 sciatori all’ora, con tempi di attesa spesso inferiori ai cinque minuti (Fonte: Associazione degli impianti di risalita austriaci – Fachverband Seilbahnen Österreich).

Negli Stati Uniti, grandi gruppi come Vail Resorts o Alterra Mountain Company hanno avviato importanti programmi di modernizzazione per ottimizzare l’esperienza dei clienti nell’ambito di grandi pacchetti multi-stazione come l’Epic Pass o l’Ikon Pass. Le stazioni nordamericane stanno investendo in particolare in seggiovie con cupole riscaldate e in sistemi di gestione digitale dei flussi (Fonte: National Ski Areas Association, U.S. Ski Industry Report 2023-2024).

In questo contesto, le stazioni francesi dispongono di un vantaggio strutturale: le dimensioni eccezionali dei loro comprensori sciistici. Le Trois Vallées, Paradiski o Tignes-Val d’Isère offrono superfici sciabili molto estese che consentono naturalmente di distribuire l’affluenza.

Gli impianti di risalita come vettori di valore turistico

Oltre alle prestazioni tecniche, oggi gli impianti di risalita svolgono un ruolo centrale nella percezione complessiva della destinazione. Diventano una componente dell’esperienza turistica stessa, al pari del paesaggio o della qualità della neve.

Le cabinovie panoramiche, le seggiovie con cabine chiuse o gli impianti che collegano direttamente i villaggi alle vette contribuiscono alla trasformazione della montagna in un sistema turistico integrato, in cui si combinano trasporti, paesaggio e tempo libero.

Aiguille Rouge ®I Love Ski
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In quest’ottica, investire negli impianti di risalita non significa solo sostituire un’attrezzatura tecnica. Si tratta di garantire la capacità ricettiva della stazione, fluidificare il flusso di sciatori e preservare il valore economico del comprensorio sciistico.

Diversificazione e nuove infrastrutture turistiche

Oltre agli impianti di risalita, gli investimenti riguardano ora sempre più le infrastrutture ricettive e la diversificazione delle attività.

Gli edifici multiservizio – ristoranti in quota, spazi di accoglienza, depositi bagagli o servizi igienici – rappresentano quindi 62 milioni di euro di investimenti nel 2025, con un aumento dell’80% rispetto alla media quinquennale e del 125% rispetto alla media decennale.

Queste attrezzature contribuiscono a strutturare il percorso del cliente e a sviluppare entrate accessorie, migliorando al contempo l’esperienza complessiva dei visitatori.

La diversificazione si traduce anche in una forte crescita delle attrezzature ricreative, i cui investimenti sono aumentati di circa il 40% rispetto alla media degli ultimi quattro anni, con lo sviluppo di attività come le teleferiche, gli slittini quattro stagioni o altre attrazioni destinate ad ampliare l’offerta turistica al di fuori dello sci.

2. Assicurazione «clima e acqua»: rafforzare la resilienza nivologica dei comprensori sciistici

Il secondo pilastro degli investimenti realizzati dai comprensori sciistici riguarda la resilienza climatica, ovvero la capacità delle stazioni di mantenere l’attività sciistica in un contesto di evoluzione del manto nevoso. Le osservazioni scientifiche convergono oggi nel dimostrare che il riscaldamento climatico non comporta la scomparsa immediata della neve in montagna, ma una progressiva modifica della sua distribuzione temporale e altitudinale. I periodi di innevamento naturale diventano più variabili, l’inizio della stagione più incerto e gli episodi di riscaldamento più frequenti.

In questo contesto, gli operatori devono garantire l’apertura del comprensorio sciistico, in particolare durante i periodi strategici del calendario turistico. Le vacanze di Natale e di febbraio rappresentano infatti una parte determinante dell’economia delle stazioni sciistiche. Un’apertura tardiva del comprensorio può quindi avere conseguenze economiche significative per l’intero settore turistico locale.

La neve programmata come infrastruttura climatica

Di fronte a questa crescente variabilità, la neve programmata si è progressivamente affermata come uno strumento fondamentale per la gestione del rischio climatico. Il suo scopo non è quello di sostituire la neve naturale, ma di garantire la sicurezza delle vie di comunicazione principali del comprensorio sciistico: ritorni alla stazione, collegamenti tra i settori, piste per principianti o itinerari strategici.

Secondo i dati pubblicati da Domaines Skiables de France, circa il 40% delle piste francesi è oggi dotato di impianti di neve programmata, un livello relativamente moderato rispetto ad altre regioni alpine. Alcune stazioni raggiungono tuttavia percentuali superiori al 60% di attrezzature, in particolare nelle zone in cui le altitudini di partenza sono più basse o dove l’affluenza turistica è particolarmente elevata.
(Fonte: Domaines Skiables de France, Observatoire de la neige de culture, 2024).

Un’evoluzione verso la neve programmata guidata dai dati

Tuttavia, la strategia degli operatori sta cambiando radicalmente. Oggi le stazioni privilegiano un approccio più mirato e razionale, basato sull’analisi dei dati.

Le nuove generazioni di impianti di innevamento si avvalgono di tecnologie sempre più sofisticate. Le reti integrano ormai sensori meteorologici e nivologici in grado di misurare in tempo reale la temperatura, l’umidità e le condizioni ottimali di produzione. I software di gestione consentono poi di automatizzare l’attivazione dei cannoni da neve in modo da produrre neve solo quando le condizioni termiche sono più favorevoli.

Questo approccio consente di ottimizzare la qualità della neve prodotta riducendo al contempo il consumo di acqua ed energia. I costruttori e gli operatori parlano ormai di «neve programmata intelligente», basata sulla precisione e sul controllo scientifico piuttosto che sull’aumento dei volumi.

L’acqua: una risorsa al centro del dibattito

La questione dell’acqua occupa ormai un posto centrale nel dibattito pubblico sulla neve programmata. Gli operatori hanno progressivamente sviluppato dei bacini collinari, che consentono di immagazzinare l’acqua necessaria nei periodi in cui la risorsa è disponibile, generalmente in autunno o durante il disgelo.

Queste infrastrutture hanno lo scopo di evitare prelievi invernali dai corsi d’acqua e di integrare meglio la produzione di neve nei cicli idrologici locali. I bacini di ritenzione sono spesso progettati per svolgere diverse funzioni: produzione di neve, regolazione idrica e, talvolta, riserva per la lotta agli incendi o attività estive.

Secondo le stime di Domaines Skiables de France, la produzione di neve programmata richiede circa 25 milioni di metri cubi di acqua per stagione a livello nazionale. Questa quantità rappresenta una parte molto limitata delle risorse idriche annuali nei territori montani, spesso inferiore allo 0,1% dei volumi disponibili, ma è oggetto di crescente attenzione nell’ambito delle politiche di gestione delle risorse idriche.
(Fonte: DSF; Ministero della Transizione ecologica – studi sull’acqua in montagna).

Strategie diverse a seconda delle regioni del mondo

A livello internazionale, le strategie di innevamento variano notevolmente a seconda del contesto geografico.

Nelle Alpi austriache e italiane, la neve programmata copre spesso dal 70 al 90% delle piste. Questo elevato livello di attrezzature è dovuto alla presenza di numerosi comprensori situati ad altitudini relativamente modeste e ad una strategia turistica fortemente orientata a garantire l’apertura del comprensorio sciistico fin dall’inizio dell’inverno (Fonte: Fachverband Seilbahnen Österreich – rapporto annuale 2023).

Ischgl

In Nord America, le stazioni sciistiche hanno storicamente sviluppato infrastrutture di innevamento molto efficienti per garantire l’apertura della stagione già alla fine di novembre, periodo che corrisponde al Giorno del Ringraziamento e all’inizio delle vacanze invernali. Destinazioni come Killington o Snowshoe sono note per la loro capacità di produrre rapidamente grandi quantità di neve all’inizio dell’inverno. Tuttavia, le stazioni nordamericane stanno ora orientandosi verso sistemi più sobri e precisi, paragonabili ai modelli europei, al fine di ridurre i costi energetici e rispondere alle sfide ambientali (Fonte: National Ski Areas Association, Sustainability Report 2023).

3. Garanzia di “accettabilità”: garantire la sicurezza del progetto montano in un contesto normativo e sociale esigente

Il terzo livello di “sicurezza” che oggi struttura gli investimenti nei comprensori sciistici riguarda un fattore spesso meno visibile rispetto alla modernizzazione degli impianti di risalita o alla gestione dell’innevamento: l’accettabilità sociale, ambientale e territoriale dei progetti di montagna. In un contesto in cui le questioni ambientali occupano un posto sempre più importante nel dibattito pubblico, i progetti di infrastrutture turistiche sono ormai soggetti a un livello di requisiti normativi e sociali senza precedenti.

Questa evoluzione non riguarda solo le grandi infrastrutture, ma si applica a tutti i progetti strutturali dei comprensori sciistici: costruzione o sostituzione di impianti di risalita, creazione di bacini collinari, realizzazione di nuove piste o ristrutturazione di interi settori del comprensorio sciistico. Questi progetti devono ora rispondere a un quadro giuridico particolarmente strutturato, che mira a conciliare lo sviluppo turistico, la protezione dell’ambiente e la gestione sostenibile dei territori montani.

Per Damien Zisswiller, delegato aggiunto per le montagne presso la delegazione Montagne D’ATOUT FRANCE: « Il livello di investimenti osservato nel 2025 rimane elevato, ma riflette anche l’intensificarsi dei vincoli economici, normativi e climatici. Ogni euro di fatturato deve essere ottimizzato maggiormente rispetto all’investimento. La vera performance risiede ora nella capacità degli operatori di sostenere questo sforzo nel tempo, conciliando modernizzazione, diversificazione ed equilibrio finanziario ».

Ritorno al villaggio di Ceillac attraverso i sentieri, nel Queyras. ®PEMA

La sequenza ERC: un principio strutturante della pianificazione territoriale delle zone montane

In questo contesto, i progetti infrastrutturali si basano ormai su un principio normativo diventato fondamentale: la sequenza ERC, ovvero Evitare, Ridurre, Compensare. Introdotto nel diritto francese a partire dagli anni 2000 e rafforzato dalle direttive europee sulla biodiversità, questo approccio mira a limitare l’impatto dei progetti sugli ecosistemi.

Il primo passo consiste nell’evitare gli impatti ambientali adattando il progetto sin dalla sua concezione. Nel caso di un comprensorio sciistico, ciò può comportare, ad esempio, lo spostamento del tracciato di uno skilift al fine di preservare una zona umida, un habitat naturale o un corridoio ecologico.

Quando alcuni impatti non possono essere completamente evitati, la seconda fase consiste nel ridurre gli effetti del progetto, ad esempio limitando l’impatto delle infrastrutture sul territorio, adeguando i periodi di lavoro o integrando dispositivi di protezione della fauna e della flora.

Infine, qualora permangano impatti residui, i promotori del progetto devono attuare misure volte a compensare i danni ambientali. Tali compensazioni possono assumere la forma di ripristino ecologico, ricostituzione di habitat naturali o programmi di monitoraggio scientifico a lungo termine.

Questo approccio si basa su studi naturalistici dettagliati. I progetti relativi agli impianti di risalita includono ora inventari completi riguardanti le specie vegetali, la fauna alpina, le zone umide e gli habitat di interesse comunitario identificati dalle direttive europee Natura 2000.

L’accettabilità come nuova forma di assicurazione strategica

In questo contesto, integrare le sfide ambientali e sociali sin dalla fase di progettazione diventa una vera e propria strategia di sicurezza degli investimenti. Gli operatori non cercano più solo di costruire infrastrutture efficienti, ma devono anche progettare opere in grado di integrarsi in modo sostenibile nel loro ambiente naturale e sociale.

Questo cambiamento sta trasformando profondamente il modo in cui le stazioni considerano i propri investimenti. La dimensione ambientale non è più vista solo come un vincolo normativo, ma come un elemento strutturale della sostenibilità dei progetti.

Integrando fin dall’inizio l’accettabilità sociale ed ecologica, i comprensori sciistici si dotano così di una sorta di assicurazione contro l’incertezza normativa e sociale, indispensabile per garantire gli investimenti che strutturano l’economia montana per diversi decenni.

Un investimento al servizio dei territori

L’impatto economico dei comprensori sciistici va ben oltre il solo ambito delle stazioni. Ogni inverno, oltre 120.000 posti di lavoro nelle montagne francesi dipendono direttamente dall’apertura dei comprensori sciistici, ai quali si aggiungono numerosi posti di lavoro indiretti nell’ecosistema turistico e industriale della montagna.

Complessivamente, le stazioni sciistiche francesi generano circa 12 miliardi di euro di spesa turistica ogni inverno, ai quali si aggiungono quasi 2 miliardi di euro durante la stagione estiva, a dimostrazione dell’importanza economica delle montagne per i territori.

Nevicate sul villaggio di Loudenvielle

La distribuzione geografica degli investimenti riflette anche l’importanza dei grandi massicci alpini. Nel 2025, 230 milioni di euro sono stati investiti in Savoia, 84 milioni nell’Alta Savoia, 80 milioni nell’Isère e 71,8 milioni nelle Alpi meridionali, mentre i Pirenei concentrano quasi 35 milioni di euro di investimenti. I Vosgi, il Giura e il Massiccio centrale registrano importi più modesti.