Prima di diventare la freeskier più premiata nella storia olimpica e guadagnare oltre 23 milioni di euro a stagione, Eileen Gu era già una figura di fama mondiale. Nata a San Francisco nel 2003, figlia di madre cinese e padre americano, è cresciuta sportivamente e culturalmente tra due mondi. Nel 2019 ha preso una decisione che andava oltre l’ambito agonistico: ha annunciato che avrebbe gareggiato sotto la bandiera cinese. Non si è trattato semplicemente di un cambio di federazione. È stato un gesto carico di simbolismo, identità e significati geopolitici.
In un contesto di crescente tensione tra Stati Uniti e Cina, la sua scelta ha suscitato un immediato dibattito. Per alcuni settori statunitensi è stata interpretata come una rinuncia; per milioni di sostenitori in Cina, come la nascita di una nuova icona nazionale. L’ambiguità sul suo status di nazionalità ha alimentato la controversia, ma ha anche consolidato una narrativa contemporanea: quella di un’atleta che incarna una generazione globalizzata, ibrida e strategica, capace di navigare tra culture, mercati e aspettative senza perdere di vista l’obiettivo competitivo.
La stessa Gu ha definito la propria identità come quella di una “third-culture kid”, un concetto coniato negli studi sociologici per descrivere coloro che crescono tra due o più culture e sviluppano un’identità ibrida, non completamente ancorata a nessuna di esse. Non è una sfumatura minore.
“Essere un third-culture kid significa vivere tra due mondi senza doverne scegliere uno solo.”
Oltre al suo patrimonio sulla neve, Eileen Gu è anche una delle figure più richieste al di fuori dei circuiti sportivi. Rappresentata da IMG Models, la sua immagine sostiene marchi diversi come Anta Sports, Red Bull, Louis Vuitton, Tiffany & Co., Victoria’s Secret e TCL Electronics, tra gli altri. La sua capacità di passare dall’halfpipe alle campagne di moda di lusso sottolinea il suo ruolo di icona globale dello sport contemporaneo. Ma la sua apparizione sulle copertine di Vogue o Time non risponde solo al suo successo nell’halfpipe e su Instagram, ma anche alla sua capacità di incarnare una narrativa contemporanea su appartenenza, globalizzazione e mobilità sociale. Gu rappresenta una generazione che non vive l’identità come una dicotomia esclusiva, ma come uno spazio di intersezione. Questa condizione, celebrata da alcuni come esempio di cosmopolitismo moderno e messa in discussione da altri sulla base di interpretazioni più tradizionali della lealtà nazionale, spiega perché la sua figura trascende lo sport e diventa oggetto di analisi culturale e politica.
Da Pechino a Livigno: il consolidamento di un’icona
Abbiamo dovuto aspettare. Una tempesta di neve ha colpito Livigno sabato notte, costringendo a rinviare di 24 ore la finale femminile di halfpipe alle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026. Ma l’attesa è valsa la pena.
Quando Eileen Gu ha eseguito l’ultima figura della sua terza e definitiva discesa e ha alzato i bastoncini verso il cielo italiano, il punteggio era di 94,75 punti. Era l’ultima gara del programma di freestyle. Era l’ultima discesa della serata. Ed era anche la sesta medaglia olimpica di una sciatrice di appena 22 anni che è già entrata definitivamente nella storia come la freeskier più premiata di tutti i tempi.
Il pubblico del Livigno Snow Park, sotto un sole splendente che contrastava con la tempesta del giorno precedente, oscillava tra il silenzio incredulo e l’euforia sfrenata. Perché quello a cui avevano appena assistito non era solo una vittoria. Era la conferma di un’era.
“Le sei medaglie olimpiche hanno trasformato Eileen Gu in Wonder Woman”
Gu aveva già vissuto momenti simili. A Pechino 2022 è stata proclamata campionessa olimpica ed è diventata uno dei volti globali degli sport invernali. In questi stessi Giochi di Milano Cortina l’atleta Gu aveva già conquistato due argenti, nel big air e nello slopestyle. È arrivata alla finale dell’halfpipe come campionessa in carica, come favorita sentimentale per molti, ma paradossalmente come aspirante vulnerabile dopo una qualificazione accidentata.
Nel turno di qualificazione, sotto i riflettori di Livigno, l’attuale campionessa olimpica è caduta durante la sua seconda acrobazia nella prima discesa. Non era la prima volta che le capitava in questi Giochi. Era caduta anche nelle qualificazioni di big air e slopestyle. Può succedere quando si rischia al massimo.
Con solo due tentativi a disposizione per accedere alla finale, si è lanciata di nuovo senza esitare. Nella sua seconda discesa ha ottenuto un solido 86,50 che le ha garantito il quinto posto e l’ultimo biglietto sicuro per la finale. Non è stato brillante. È stato sufficiente. E questo bastava. Quello che i numeri non dicevano in quel momento era che si era classificata quinta in una prova che avrebbe finito per vincere con quasi due punti di vantaggio. È qui che risiede la caratteristica distintiva della sua carriera: la distanza tra la Eileen Gu della classifica e la Eileen Gu quando le luci sono più intense e la pressione più soffocante.
Una finale sotto il sole… e sotto pressione
La finale è iniziata con protagoniste diverse. Zoe Atkin, britannica nata negli Stati Uniti e attuale campionessa del mondo, ha segnato il territorio fin dalla prima discesa. Gu, invece, ha inciampato di nuovo. Ha perso l’equilibrio nella sua prima acrobazia e ha interrotto la discesa.
Ancora una volta lo stesso schema. Ancora una volta l’errore iniziale. Ma le campionesse non si misurano in base alle loro cadute, bensì alla loro capacità di reagire. Nella seconda discesa, Gu ha eseguito una linea pulita, tecnica e ambiziosa che l’ha portata in testa alla classifica. E nella terza, quando tutto era in gioco, ha offerto la versione definitiva di sé stessa: altezza, controllo, ampiezza e un’esecuzione che ha sfiorato la perfezione.
“Il 94,75 ha sfiorato la perfezione ed è stato irraggiungibile per i suoi rivali.”
Alle sue spalle, la cinese Li Fanghui si è fermata a 93,00, mentre Zoe Atkin ha chiuso il podio con 92,50. Solo 2,25 punti hanno separato l’oro dal bronzo. In un’altra serata, in un’altra edizione olimpica, quel punteggio sarebbe stato sufficiente per vincere. Ma non quando gareggia qualcuno che sembra riservare il meglio per il momento finale.
Sei medaglie e un profilo irripetibile
Il bilancio di Eileen Gu in due Olimpiadi è difficile da quantificare: due ori e un argento a Pechino 2022; due argenti e un oro a Milano Cortina 2026. Sei medaglie in totale gareggiando in tre discipline diverse, mentre molte delle sue rivali sono specializzate in una sola. Ma gareggiare in tre discipline non è solo una questione fisica o tecnica. Implica anche prendere decisioni organizzative che non sempre favoriscono la versatilità. In questi Giochi, Gu ha reso pubblica la sua frustrazione quando la FIS ha programmato la finale di big air in concomitanza con una giornata di allenamento di halfpipe. Ciò significava perdere un’intera giornata di preparazione in una disciplina che richiede un adattamento specifico al pipe.
Gu ha chiesto delle alternative, dal condividere una sessione con gli snowboarder all’avere un’ora in più di allenamento, ma senza successo. Nessun’altra atleta di halfpipe stava gareggiando in più prove. Il suo messaggio era chiaro:
“Partecipare a tre eventi non dovrebbe diventare una penalizzazione strutturale.”
Questo atteggiamento non è un gesto isolato. Fa parte di una personalità che concepisce l’alta prestazione come qualcosa di più della semplice esecuzione tecnica. Ha 22 anni. Studia fisica quantistica a Stanford. È modella per grandi marchi internazionali. Sfrutta senza vergogna ogni secondo davanti alle telecamere per dare risalto ai suoi sponsor. Fa furore sui social network. Gestisce un’immagine globale che trascende lo sport. La sua grandezza non risiede solo nella difficoltà tecnica delle sue acrobazie, né nell’altezza raggiunta sulla pipe, né nella costanza competitiva. Risiede nella capacità di trasformare le avversità in una narrazione epica e di convertire la sua immagine personale in un traguardo raggiungibile solo da pochi.
Ma al di là dell’impatto olimpico, la costanza di Eileen Gu nel circuito internazionale è altrettanto rivelatrice. Nel gennaio 2026, a Laax (Svizzera), ha conquistato la sua 20ª vittoria nella Coppa del Mondo di freestyle, diventando la prima sciatrice nella storia a raggiungere questo traguardo. Il dato non è aneddotico: parla di una eccezionale regolarità competitiva in uno sport in cui la volatilità tecnica e il rischio sono costanti. Gu non è solo un’atleta da grandi finali, è una competidora che domina stagione dopo stagione. A Milano Cortina, Eileen Gu non solo ha difeso il suo titolo olimpico nell’halfpipe, ma ha anche confermato di essere un’atleta generazionale, una figura che ridefinisce il freestyle femminile e che, a soli 22 anni, ha già lasciato un segno che caratterizzerà questo sport nel prossimo decennio.
E forse anche oltre.





























