È cresciuto in una famiglia in cui la montagna non era uno sfondo, ma una realtà. Suo nonno è stato uno dei fondatori di Les Ménuires, sua madre era maestra di sci e lui, come ama definirsi, il “bambino in provetta delle montagne”. Vincent Jay si è inizialmente distinto per le sue prestazioni sportive, diventando campione olimpico di biathlon a Vancouver, prima di intraprendere una strada completamente diversa: quella del collettivo, della condivisione e della valorizzazione dei territori di alta quota.

Oggi direttore di France Montagnes, incarna una generazione di montanari lucidi e appassionati, consapevoli delle sfide future, ma animati da una convinzione incrollabile: le montagne francesi hanno ancora un futuro radioso se rimangono unite.

In questa intervista sincera e di alto livello, Vincent Jay racconta il suo percorso, i suoi valori, le sue ispirazioni e la sua visione del futuro delle montagne. Una testimonianza forte, al crocevia tra sport, trasmissione e impegno collettivo.

Vincent JAY, può raccontarci qualcosa di lei e del suo percorso professionale?

Mi chiamo Vincent Jay, ho 40 anni e mi definisco volentieri un “bambino in provetta delle montagne”. La mia famiglia è profondamente radicata in questo mondo: mio nonno è stato sindaco di Les Ménuires e ha contribuito alla creazione della stazione sciistica; mio padre ha lavorato agli impianti di risalita della Compagnie des Alpes; mia madre, invece, è maestra di sci, con il maglione rosso. Sono quindi nato ad Albertville, nel cuore della Savoia, in questo ambiente montano che ha plasmato tutta la mia vita.

Ho iniziato molto presto a praticare sport ad alto livello: ho trascorso quattordici anni nella squadra francese di biathlon, un periodo caratterizzato da impegno, rigore e passione. Questo percorso da atleta mi ha permesso di ottenere, nel 2010 a Vancouver, due medaglie olimpiche – l’oro e il bronzo – che hanno coronato una vita interamente dedicata allo sport.

Alla fine della mia carriera sportiva, ho voluto comprendere i meccanismi della montagna in modo diverso: mi sono quindi trasferito a Val d’Isère, dove ho potuto scoprire dall’interno il funzionamento di una stazione sciistica, i suoi servizi, i suoi team, la complessità della sua organizzazione. Al fianco dei pattugliatori, dei battipista e dei servizi di prevenzione valanghe, ho imparato concretamente cosa significa gestire e amministrare un comprensorio sciistico. Questa esperienza sul campo ha rafforzato il mio amore per la montagna e per coloro che la rendono viva ogni giorno.

Successivamente sono entrato a far parte della Banque Populaire, dove ho lavorato nel reparto sponsorizzazioni. Questo incarico mi ha aperto nuovi orizzonti: mi ha permesso di visitare i quattordici dipartimenti coperti dalla banca, di scoprire altre zone montane, altri approcci al turismo e alla gestione delle stazioni sciistiche. È stata un’esperienza molto arricchente, a cavallo tra il mondo economico e quello sportivo.

Vincent JAY, Directeur de France Montagnes - septembre 2025. ®Nils Louna
Vincent JAY, Direttore di France Montagnes – settembre 2025. ®Nils Louna

Più recentemente, ho avuto la fortuna di collaborare a progetti olimpici, prima al fianco di Laurent Wauquiez, poi del presidente Fabrice Pannekoucke, prima di essere nominato, lo scorso 5 maggio, direttore di France Montagnes. Questa nomina rappresenta per me una naturale continuità: quella di un percorso che unisce lo sport, la montagna, l’uomo e la trasmissione. Oggi mi impegno a federare, a riunire gli attori di tutti i massicci attorno a una visione comune, convinto che l’unità della montagna francese sia la sua più grande forza per affrontare le sfide future.

Vincent JAY, quali sono le sue passioni?

Le mie passioni sono ovviamente molto legate alla montagna, alla natura e allo sport. Lo sci rimane fondamentale nella mia vita, anche se ora lo pratico un po’ meno rispetto a quando ero atleta. Ho due figli piccoli, una bambina e un bambino, che cerco di portare il più spesso possibile in montagna, nei boschi, immersi nella natura. La montagna ha questo potere calmante, li mette in contatto con qualcosa di essenziale, ed è per me una grande soddisfazione trasmettere loro questa passione per la vita all’aria aperta.

Continuo a praticare lo sci di fondo, naturalmente, ma anche lo sci alpinismo e lo sci alpino. Queste discipline rappresentano per me spazi di libertà ed equilibrio. Lo sport mi ha plasmato e, anche se non sono più un atleta agonista, rimane una parte importante della mia vita quotidiana.

Vincent JAY
R : jo10-bi-mp-ag-01-206 – Tema: BIATHLON – Stile: AZIONE – Persone: UOMINI – Disciplina: INSEGUIMENTO 12,5 km – Nome dell’atleta: JAY Vincent – Nazionalità: FRA – Luogo: WHISTLER OLYMPIC PARK (CAN) 2010 – Evento: GIOCHI OLIMPICI VANCOUVER 2010 – Copyright: Alain GROSCLAUDE/AGENCE ZOOM

Oltre allo sport, ho una vera passione per la gastronomia. Forse è il mio “brutto difetto”, ma amo profondamente il territorio, i prodotti locali e la cucina francese. Ho la fortuna di avere amici chef stellati che mi fanno scoprire magnifiche esperienze culinarie. È un universo che trovo affascinante, perché si basa sugli stessi valori dello sport o della montagna: passione, precisione e trasmissione.

Quali sono le vostre motivazioni? Perché vi alzate la mattina?

Ciò che mi motiva più di tutto sono le relazioni umane. Può sembrare semplice, ma è profondamente vero. Sono una persona naturalmente allegra, socievole, che ama il contatto, gli scambi, il calore umano. Questo legame con gli altri mi nutre ogni giorno. Mi piace lavorare in squadra, incontrare persone, capire i loro percorsi, le loro realtà, le loro passioni. Non sono il tipo che sta per conto suo: mi piace integrarmi, creare legami, far circolare energia e idee.

All’interno di France Montagnes, questa dimensione umana è fondamentale. Attribuisco grande importanza alla coesione con i collaboratori, alla benevolenza e alla dinamica collettiva. Credo molto nella forza del collettivo, che si tratti di una squadra sportiva o di una struttura come la nostra, che ha il compito di riunire gli attori della montagna.

Vincent JAY, Directeur de France Montagnes - septembre 2025. ®Nils Louna
Vincent JAY, Direttore di France Montagnes – settembre 2025. ®Nils Louna

Ogni mattina mi alzo con la voglia di fare qualcosa, di servire la montagna e di contribuire, nel mio piccolo, alla valorizzazione di un patrimonio vivente. Sono gli incontri, i progetti condivisi e la convinzione che stiamo lavorando per qualcosa di più grande di noi che mi danno slancio.

Qual è la sua più grande soddisfazione?

La mia più grande soddisfazione è stata innanzitutto quella di aver realizzato un sogno d’infanzia diventando campione olimpico. Nel 2010, ai Giochi di Vancouver, ho vinto una medaglia d’oro e una medaglia di bronzo nel biathlon. È stato il coronamento di una vita intera di lavoro, sacrifici e passione. Queste medaglie simboleggiano molto più di un successo sportivo: rappresentano l’impegno di una vita, ma anche l’orgoglio di una famiglia che mi ha sempre sostenuto. I miei genitori, anch’essi provenienti dal mondo della montagna e dello sci, hanno dato molto affinché io potessi realizzare le mie ambizioni.

Vincent JAY
R : jo10-bi-mrel-pm-03-822 – Tema : BIATHLON – Stile: MEDAGLIE – Nome dell’atleta: JAY Vincent – Luogo: WHISTLER OLYMPIC PARK (CAN) 2010 – Evento: GIOCHI OLIMPICI VANCOUVER 2010 – Copyright: Philippe MONTIGNY/AGENCE ZOOM

Ma al di là di questa avventura olimpica, provo anche una grande soddisfazione per il mio percorso professionale. Dopo la mia carriera di atleta, ho dovuto reinventarmi, imparare nuovi mestieri, confrontarmi con altri mondi. Quando si proviene dallo sci nordico e ci si ritrova a capo dell’organizzazione del Critérium de la Première Neige a Val d’Isère, bisogna imparare tutto: la preparazione delle piste, la gestione delle squadre, le norme di sicurezza, il coordinamento dei servizi. Sono stato assunto il 1° luglio e a dicembre dovevo organizzare un evento internazionale di grande portata. È stata una sfida enorme, ma anche una straordinaria lezione di umiltà e adattamento.

Riuscire a passare dallo sport agonistico alla gestione di eventi complessi, comprendere i meccanismi di una stazione sciistica, collaborare con professionisti appassionati: tutto questo mi ha arricchito molto. Ne sono molto orgoglioso, perché dimostra che le qualità acquisite nello sport – rigore, perseveranza, capacità di apprendere rapidamente – possono essere applicate anche ad altri ambiti.

Vincent JAY, ha qualche rimpianto?

Posso dire sinceramente che non ho rimpianti. Cerco di vivere la vita al massimo, senza guardarmi troppo indietro, senza farmi domande inutili. Ho sempre proceduto con il desiderio di godermi appieno ogni fase, di imparare, di nutrirmi delle esperienze vissute, siano esse positive o negative.

Detto questo, se dovessi citarne uno, sarebbe un rimpianto molto personale e sportivo: alcuni anni fa, con alcuni amici, siamo partiti per scalare il Monte Bianco e ci siamo fermati al rifugio Vallot, molto vicino alla vetta. Questo mi è rimasto dentro come una piccola frustrazione. Mi piace portare a termine le cose, non lasciare un obiettivo incompiuto, e quel giorno abbiamo dovuto rinunciare. Non è granché nella scala delle priorità della vita, ma per una persona perseverante come me, questo tipo di pausa forzata lascia inevitabilmente un segno.

Quindi sì, forse sarà una sfida da affrontare nuovamente, un modo per chiudere il cerchio. Ma in fondo, preferisco vedere questo “quasi traguardo” come un invito a continuare ad andare avanti, a mantenere viva la voglia di spingermi oltre.

Se poteste esprimere tre desideri per la montagna, quali sarebbero?

Se dovessi esprimere tre desideri per la montagna, il primo sarebbe senza dubbio l’unità. Vorrei che la montagna francese fosse unita, solidale e coesa. Oggi è spesso oggetto di attacchi, a volte incompresa, eppure coloro che vi vivono e la fanno vivere condividono tutti lo stesso amore, lo stesso attaccamento viscerale a questi territori. La montagna merita di essere difesa collettivamente, con una voce comune, al di là delle differenze di massicci o di status. Credo profondamente che la nostra forza risieda nella cordata, in questa capacità di avanzare insieme, di aiutarci a vicenda, di tirarci su a vicenda.

Il mio secondo desiderio è che la montagna rimanga viva e abitata. Provengo da queste valli, la mia famiglia era qui prima dello sci e ci sarà ancora dopo. Desidero che anche i miei figli possano vivere e crescere in questi territori, trovare un ambiente di vita dignitoso, prospettive, l’orgoglio di appartenervi. E soprattutto, desidero che la montagna rimanga bianca, che le generazioni future possano conoscere la gioia dello sci, del freddo, della neve, di quelle sensazioni che hanno plasmato la nostra identità. Vedere chiudere le stazioni sciistiche è qualcosa che mi rattrista profondamente. Abbiamo bisogno di tutte le forme di montagna: quelle grandi, quelle piccole, quelle di media altitudine, quelle più modeste… ognuna ha un ruolo da svolgere nella diversità dell’offerta e nella vitalità dei territori.

Infine, il mio terzo desiderio è in linea con i primi due: vorrei che la montagna fosse solidale. Che ritrovasse quello spirito di cordata che le è così caro, dove i più grandi aiutano i più piccoli, dove le stazioni meglio attrezzate accompagnano quelle che hanno meno mezzi, dove i massicci si sostengono a vicenda invece di confrontarsi. Questa solidarietà interna è essenziale per affrontare le sfide comuni: la transizione climatica, l’attrattività, il rinnovamento della clientela o il mantenimento dei servizi pubblici in alta quota.

Vincent JAY, come vede il futuro?

Non sono un negazionista del cambiamento climatico, anzi. Vivo in montagna, ci abito tutto l’anno, e vedo chiaramente che le stagioni stanno cambiando, che i periodi di innevamento si stanno riducendo. Le stagioni sono più brevi, i cicli meteorologici più instabili. Tuttavia, resto profondamente ottimista: lo sci e la montagna hanno ancora molti anni meravigliosi davanti a sé.

Credo nel futuro della montagna perché non si riduce a un’attività economica o turistica; è un territorio di vita, una cultura, un ecosistema umano e naturale di incredibile ricchezza. Dietro ogni comprensorio sciistico, ogni villaggio di montagna, ci sono famiglie, posti di lavoro, competenze, un’economia locale. Se questo equilibrio dovesse crollare, non sarebbero solo le stazioni sciistiche a scomparire, ma un intero pezzo della nostra identità collettiva.

Questo è anche ciò che guida la mia azione alla guida di France Montagnes: preservare, unire, diffondere. Dobbiamo accompagnare la transizione, non con paura, ma con lucidità e cooperazione. La montagna deve continuare a reinventarsi, a diversificarsi, ad aprirsi a nuovi pubblici, pur rimanendo fedele a ciò che è: uno spazio di libertà, condivisione ed emozione.

Quindi sì, vedo il futuro pieno di sfide, ma anche pieno di opportunità. A condizione che sappiamo rimanere uniti, solidali e orgogliosi di ciò che rappresentano le montagne francesi. È questa convinzione che mi spinge ad alzarmi ogni mattina e che dà senso al mio impegno.