A cinque anni dall’entrata in vigore della loro roadmap ambientale, gli operatori dei comprensori sciistici francesi fanno il punto sui 16 impegni ecologici adottati nel 2020 per preservare la montagna. Questa iniziativa collettiva, guidata da Domaines Skiables de France (DSF), l’associazione di categoria del settore, riguarda il clima (con l’ambizioso obiettivo della neutralità carbonica entro il 2037), la gestione delle risorse idriche, la biodiversità, i paesaggi e la questione dei rifiuti.
Secondo DSF, tutti gli indicatori di monitoraggio migliorano di anno in anno, grazie alla mobilitazione dei 18.500 dipendenti dei circa 200 operatori di impianti di risalita e comprensori sciistici francesi. Le innovazioni tecnologiche, gli investimenti e il rinnovo delle attrezzature contribuiscono già a ridurre l’impronta delle stazioni, sia che si tratti di diminuire il consumo di combustibili fossili dei battipista, di rendere più verde l’elettricità che alimenta gli impianti di risalita, di ottimizzare l’uso dell’acqua o di rivegetare le piste dopo i lavori.
Impegni ecologici: un bilancio incoraggiante
I risultati comunicati il 2 ottobre 2025 da DSF in ciascuno dei 16 impegni testimoniano progressi concreti. La grande maggioranza dei comprensori sciistici rispetta oggi gli obiettivi fissati: considerando l’insieme degli impianti (impianti di risalita, bacini idrici, macchinari, ecc.), il tasso di conformità supera il 90%. In termini di numero di aziende, circa l’80% delle società è pienamente conforme, mentre il restante 20% è costituito principalmente da piccole strutture con mezzi più limitati. Per sostenere queste stazioni di dimensioni minori, nel 2024 DSF ha creato un polo CSR dedicato che fornisce assistenza umana, tecnica e finanziaria affinché tutti i membri possano raggiungere gli impegni ecologici entro i termini previsti.

Diversi indicatori chiave illustrano lo stato di avanzamento di questa roadmap ambientale. La tabella seguente riassume alcuni dati significativi del bilancio 2025:
| Tema | Indicatore di monitoraggio | Attuazione nel 2025 |
|---|---|---|
| Clima – Energia | Aree sciistiche che hanno realizzato un bilancio del carbonio (scopi 1 e 2) | 86 % (5% in corso, 9% non previsto) |
| Conducenti di macchine battipista formati alla guida ecologica | 95 % | |
| Conducenti di impianti di risalita formati alla guida ecologica | 95 % | |
| Chiusura degli impianti di risalita ridondanti al di fuori dei periodi di forte affluenza | 99 % | |
| Acqua | Aree (>100.000 m³/anno) dotate di un bacino di raccolta in quota (stoccaggio) | 95 % |
| Aree (>6 gatti delle nevi) che ottimizzano la produzione di neve (misurazione precisa del manto nevoso) | 95 % | |
| Aree (con bacino di ritenzione) che condividono l’acqua con gli allevatori in estate in caso di siccità | 95 % | |
| Biodiversità | Gestori che dispongono di un inventario ecologico aggiornato | 73 % |
| Tratti di cavi attrezzati per la protezione dell’avifauna (gallo cedrone…) | 83 % (14% ancora da attrezzare; 3% da identificare) | |
| Rifiuti | Stazioni che organizzano almeno una raccolta di rifiuti all’anno | 96 % |
| Stazioni che conducono azioni regolari di sensibilizzazione del pubblico sui rifiuti | 90 % |
Alcuni indicatori di performance dei comprensori sciistici francesi nel 2025
Si osserva che alcuni obiettivi sono già quasi raggiunti: ad esempio, al di fuori dei periodi di punta, la chiusura degli impianti di risalita ridondanti è ormai praticata in modo quasi sistematico (99% dei comprensori interessati). Allo stesso modo, la formazione dei conducenti alla guida ecologica, sia per i mezzi di battitura delle piste che per gli impianti di trasporto a fune, è generalizzata al 95%. Queste buone pratiche operative producono risultati misurabili: una guida più fluida dei battipista consente di ridurre immediatamente dal 5 al 10% il loro consumo di gasolio (e quindi delle emissioni di CO₂ associate). Per quanto riguarda gli impianti di risalita, la guida eco-responsabile riduce i consumi elettrici dal 10 al 20%, sensibilizzando al contempo il personale al risparmio energetico.

Verso battipista a emissioni zero
L’obiettivo principale del settore è raggiungere la neutralità carbonica entro il 2037, ovvero zero emissioni nette di CO₂ legate alle proprie attività, con oltre un decennio di anticipo rispetto all’obiettivo nazionale fissato per il 2050. Questo impegno, adottato collettivamente nel 2020 durante il congresso DSF di Grenoble, è stato seguito da azioni concrete in ogni stazione.
La sfida principale in materia di clima riguarda la decarbonizzazione dei mezzi battipista. Oggi, circa il 95% delle emissioni di CO₂ di un comprensorio sciistico proviene dai battipista alimentati a diesel. Per eliminare questa importante fonte di emissioni, i professionisti puntano sulla transizione energetica e sull’innovazione tecnologica.

Allo stesso tempo, l’elettricità utilizzata per il funzionamento degli impianti di risalita e dei cannoni da neve è in gran parte decarbonizzata in Francia (energia idraulica, nucleare, eolica, ecc.). Gli operatori si impegnano tuttavia a migliorare ulteriormente queste prestazioni stipulando contratti per l’acquisto di energia verde o producendo localmente energia elettrica rinnovabile (pannelli solari sui tetti delle stazioni delle seggiovie, micro-idroelettricità che sfrutta la forza dell’acqua dei bacini di raccolta, ecc.
Anche l’efficienza energetica sta migliorando: oltre alla guida ecologica degli impianti di risalita che riduce i consumi, sistemi automatici di eco-pilotaggio sono ora installati su un numero sempre maggiore di impianti per regolare in tempo reale la velocità e la potenza in base all’affluenza. Tutti questi sforzi rientrano nel percorso fissato per raggiungere l’obiettivo “zero CO₂” nel 2037, una scadenza che implica una profonda reinvenzione del modello energetico delle stazioni sciistiche nei prossimi anni.
Gestione dell’acqua: ottimizzare e condividere la risorsa
L’acqua è l’altra risorsa critica da gestire in modo sostenibile in alta quota. I comprensori sciistici la raccolgono principalmente per produrre neve artificiale, destinata a garantire il manto nevoso in caso di scarse precipitazioni naturali. Attualmente, il 43% dei comprensori sciistici dispone di un bacino di raccolta in quota che consente di immagazzinare l’acqua in estate in previsione dell’innevamento invernale. Queste riserve svolgono un ruolo di regolazione: servono a uniformare i prelievi nel tempo, evitando di indebolire i corsi d’acqua nei periodi di magra. Nel 2025, il 95% delle stazioni interessate (con un forte fabbisogno di neve artificiale) sarà dotato di una riserva di questo tipo o sarà in fase di dotazione. Inoltre, in caso di siccità estiva, il 95% degli operatori dotati di bacini idrici mette gratuitamente a disposizione delle mandrie locali l’acqua per l’abbeveraggio o l’irrigazione, un gesto di solidarietà agricola che tende a diventare sempre più diffuso.
Dal punto di vista qualitativo, l’accento è posto sull’ottimizzazione della neve artificiale. Si tratta di produrre solo la quantità di neve necessaria, nel posto giusto e al momento giusto, per evitare qualsiasi spreco di acqua o energia. A tal fine, i “grandi” comprensori (>6 battipista) si sono dotati in massa di sistemi di misurazione continua dell’innevamento sulle piste (sonde GPS, scanner laser integrati, ecc.). Questi strumenti forniscono una mappatura precisa dello spessore della neve, guidando i nivocoltori nel livellamento e nell’innevamento chirurgico. Risultato: il 95% dei “grandi” comprensori pratica ormai questa gestione accurata della neve, guadagnando in efficienza e risparmio di risorse. Parallelamente, le reti di innevatori continuano a migliorare le loro prestazioni (neve artificiale a bassa pressione, innevatori intelligenti, ecc.), riducendo al contempo il loro impatto energetico.

Va infine sottolineato che i bacini idrici in quota costituiscono riserve strategiche multiuso per i territori. Oltre al sostegno alla pastorizia menzionato in precedenza, questi bacini idrici offrono una riserva preziosa per le esigenze della sicurezza civile (rifornimento degli aerei Canadair in caso di incendio, riserva di acqua potabile di emergenza in caso di carenza). Contribuiscono inoltre alla biodiversità acquatica (zone umide ricreate) e al divertimento estivo delle località turistiche (attività ricreative intorno ai bacini idrici).
Ricordiamo che i Domaines Skiables de France hanno adottato un Piano di sobrietà idrica nel 2025.
Biodiversità: conoscere e proteggere la fauna e la flora
Preservare la biodiversità montana è al centro degli impegni assunti dai comprensori sciistici. Il primo passo è migliorare la conoscenza ambientale del proprio perimetro di attività. Pertanto, ogni gestore si è impegnato a realizzare un inventario completo della fauna, della flora e degli habitat naturali presenti nel proprio comprensorio (zone umide, foreste d’alta quota, corridoi ecologici, ecc.), come illustra la stazione di La Rosière e il suo osservatorio ambientale.
Nel 2025, circa il 73% degli operatori ha già completato un inventario di questo tipo o dispone di uno studio naturalistico aggiornato. Queste conoscenze, regolarmente aggiornate soprattutto prima di ogni nuovo cantiere, consentono di adattare meglio le pratiche: pianificazione dei lavori al di fuori dei periodi di riproduzione o di svernamento, protezione delle zone sensibili, spostamento ed eventuale salvataggio di specie notevoli, ecc.
Parallelamente, misure concrete mirano a limitare l’impatto degli impianti sulla fauna selvatica. Uno sforzo particolare è compiuto a favore dei gallo cedrone e del fagiano di monte, galliformi di montagna minacciati le cui popolazioni sono in declino. Questi uccelli, dal volo radente, rischiano di urtare i cavi aerei degli skilift e delle seggiovie. Per evitare queste collisioni spesso mortali, i comprensori sciistici si erano impegnati a segnalare il 100% dei cavi pericolosi con dispositivi visivi (sfere arancioni, spirali, bandierine riflettenti) entro cinque anni. Il bilancio del 2025 è incoraggiante: il 97% dei tratti a rischio è stato identificato e l’83% di essi è già dotato di segnalatori anticollisione. Rimangono quindi alcune sezioni da trattare (ulteriore 14% da attrezzare) e alcune installazioni isolate da valutare (3% non ancora identificate). DSF sottolinea che questo sforzo di protezione dell’avifauna è sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo fissato nei tempi previsti.

Inoltre, la maggior parte degli operatori collabora con gli attori locali della protezione della natura (parchi nazionali e regionali, federazioni di caccia e pesca, associazioni ambientaliste) al fine di coesistere al meglio con la fauna. Sono stati elaborati piani di gestione per, ad esempio, creare zone di tranquillità per i galli cedroni in inverno (chiusura temporanea di alcuni settori fuori pista durante i periodi sensibili) o adattare l’illuminazione notturna degli impianti per non disturbare la fauna notturna. In estate, diverse stazioni partecipano a programmi di ripristino degli habitat (piantumazione di specie mellifere per gli impollinatori, creazione di stagni, ecc.) per compensare l’impatto delle loro strutture.
Paesaggi: rivegetare le piste e smantellare gli impianti di risalita abbandonati
La conservazione dei paesaggi montani è una sfida sia ecologica che turistica. I comprensori sciistici francesi si impegnano a riparare e integrare al meglio le loro strutture nel paesaggio alpino. È stato stabilito un principio: qualsiasi lavoro di terrazzamento o di costruzione sulle piste deve essere seguito da una rivegetazione completa delle superfici denudate. Questo impegno di “rivegetazione al 100% dopo i lavori” è oggi quasi rispettato: nel 2023, il 94% dei cantieri realizzati su zone erbose o alpeggi ha dato luogo a una risemina immediata.
Meglio ancora, quasi il 70% degli operatori utilizza solo sementi vegetali endemiche (graminacee locali) per ricoprire i terreni, garantendo una migliore ripresa e un’armonia floristica con l’ecosistema circostante. I pochi punti di progresso rimanenti riguardano l’estensione di queste buone pratiche a tutti i settori: alcune stazioni molto piccole, con mezzi limitati, hanno ancora difficoltà a sistematizzare l’uso di sementi locali, più costose, o a disporre di tempo e personale sufficienti per rivegetare immediatamente ogni zona interessata. Anche in questo caso, il polo RSE di DSF offre il proprio sostegno per diffondere le tecniche di ingegneria ecologica (ad esempio, costituzione di scorte di semi di specie locali, vivai di piante d’alta quota, aiuto reciproco tra stazioni per i lavori di risemina).

L’altro aspetto del progetto paesaggistico riguarda il patrimonio ereditato dal passato. Dopo decenni di sfruttamento, la montagna nasconde ancora impianti di risalita obsoleti e abbandonati: vecchi skilift fuori servizio, piloni isolati, stazioni di seggiovie in disuso… Oltre all’impatto visivo negativo sul paesaggio, queste strutture metalliche non sottoposte a manutenzione possono rappresentare un pericolo (rischio di crollo, caduta di cavi) per gli escursionisti e la fauna selvatica. Nel 2021, Domaines Skiables de France ha lanciato un programma volontaristico di smantellamento degli impianti obsoleti, avvalendosi del volontariato dei suoi membri e del sostegno dei comuni interessati. L’obiettivo iniziale era quello di eliminare almeno 3 vecchi impianti all’anno. Oggi il ritmo è addirittura accelerato: dal 2021 sono già stati smantellati 16 impianti di risalita su tutto il territorio. Lo sforzo proseguirà fino alla completa risoluzione del fenomeno.
La DSF riferisce di aver censito circa 69 impianti obsoleti rimanenti, distribuiti su 40 siti nei massicci francesi (situazione alla fine del 2025). La distribuzione geografica di queste attrezzature da smantellare è disomogenea: le Alpi concentrano la maggior parte dei vecchi skilift in attesa di demolizione, mentre altri massicci come la Corsica ne sono privi:
| Massiccio | Impianti obsoleti da smantellare (numero) |
|---|---|
| Alpi | 44 skilift 4 seggiovie |
| Pirenei | 4 skilift |
| Giura | 6 skilift |
| Massiccio centrale | 6 skilift + 1 vecchio edificio di stazione |
| Vosgi | 3 skilift + 1 vecchio edificio |
| Corsica | Nessuno |
Ripartizione degli impianti di risalita obsoleti identificati al 2 ottobre 2025. Fonte: DSF
Questo piano di pulizia della montagna mobilita ogni anno numerosi attori locali. Nel 2023, ad esempio, 7 impianti abbandonati sono stati smantellati in vari siti (dalle Alpi ai Vosgi) grazie alla partecipazione di tecnici volontari degli operatori membri della DSF. Nel 2024, nei Vosgi è stata condotta un’operazione su larga scala, con lo smantellamento di tre skilift e due piccoli edifici (vecchie stazioni) in un’area dismessa, in accordo con il comune proprietario. E nell’estate del 2025, diversi altri impianti sono scomparsi dal paesaggio, come due skilift nel comprensorio del Collet Retournemer e due a Notre-Dame-du-Pré (Savoia). DSF assicura la sua intenzione di mantenere questo ritmo di smantellamento, affinché a medio termine «nessun impianto di risalita abbandonato costituisca più un pericolo o un inquinamento visivo in montagna».
Rifiuti: stazioni quasi “zero rifiuti”
Ogni anno, con lo scioglimento delle nevi, vengono organizzate operazioni di raccolta dei rifiuti sulle piste e nei dintorni delle stazioni: il personale del comprensorio sciistico, i maestri di sci, gli abitanti e i vacanzieri volontari perlustrano le montagne per raccogliere mozziconi di sigarette, imballaggi e altri rifiuti dimenticati durante l’inverno. Questo tipo di iniziativa, già di lunga data, si è ormai diffusa: oggi il 96% dei siti dichiara di organizzare almeno una raccolta annuale dei rifiuti in ambiente naturale. La maggior parte va oltre, coinvolgendo attivamente i clienti: il 90% degli operatori conduce regolarmente azioni di sensibilizzazione tra sciatori ed escursionisti. Manifesti informativi, operazioni “montagna pulita” aperte al pubblico, distribuzione di posacenere tascabili e sacchetti per i rifiuti, partnership con associazioni locali: tutti i mezzi sono buoni per educare ai comportamenti corretti e promuovere lo slogan “zero rifiuti” sulle vette.

Parallelamente, i comprensori sciistici migliorano le loro pratiche interne per ridurre i rifiuti alla fonte. Nelle officine di manutenzione, la raccolta differenziata di oli usati, rottami metallici e altri materiali è sistematizzata, con filiere di riciclaggio dedicate. Diversi gestori si sono dotati di trituratori per riciclare in loco le vecchie attrezzature (ad esempio, trasformando in scaglie di plastica le vecchie reti di protezione delle piste, al fine di valorizzarle). I ristoranti di montagna, dal canto loro, tendono a utilizzare solo prodotti riutilizzabili: eliminazione graduale di bicchieri e posate usa e getta, installazione di fontanelle per sostituire le bottiglie di plastica, compostaggio dei rifiuti organici, ecc.
Solidarietà: grandi vs piccole stazioni, una transizione condivisa
Se le grandi stazioni internazionali dispongono dei mezzi finanziari e umani per avanzare rapidamente su tutti questi fronti (alcuni comprensori sciistici alpini hanno investito diversi milioni di euro in progetti di bacini di contenimento, nuove tecnologie di battitura delle piste, ecc.), le stazioni di dimensioni più piccole, in particolare quelle di media montagna, incontrano maggiori difficoltà. Attrezzature obsolete da sostituire, budget limitati, personale ridotto… La DSF riconosce che le disparità tra i suoi membri sono reali. Tuttavia, la professione ha scelto la solidarietà affinché nessuno rimanga indietro.
Il polo Responsabilità Sociale d’Impresa (RSE) istituito nel 2024 ha proprio il compito di aiutare gli operatori in ritardo nell’attuazione degli impegni ecologici. Ciò avviene attraverso la consulenza tecnica, la formazione condivisa, ma anche attraverso meccanismi di finanziamento collaborativo. Ad esempio, le grandi stazioni hanno alimentato un fondo di sostegno per cofinanziare lo smantellamento degli skilift obsoleti nei piccoli comuni che non hanno i mezzi per sostenere da soli il costo dei lavori di demolizione. Allo stesso modo, viene organizzata la condivisione di esperienze: una stazione pioniera nell’innevamento a basso consumo idrico o nella transizione energetica mette la propria esperienza a disposizione di un’altra più inesperta, attraverso scambi intermassicci e visite sul campo.
Questo approccio solidale sta dando i suoi frutti. In un anno, la percentuale di gestori pienamente conformi agli obiettivi della tabella di marcia è passata da circa il 75% all’80%, a testimonianza dello sforzo compiuto dalle piccole strutture per colmare il loro ritardo. DSF punta a raggiungere il 100% di stazioni virtuose ben prima della scadenza del 2037. “La montagna, proprio come il nostro pianeta, è un bene comune”, ricorda il sindacato professionale, sottolineando che la transizione ecologica dei territori montani potrà avere successo solo consolidando i legami tra tutti gli attori: operatori, eletti locali, scuole di sci, strutture ricettive, professionisti del turismo, associazioni ambientaliste e cittadini, “perché tutti abbiamo un ruolo da svolgere”.
Verso il 2037: la montagna sulla strada verso lo “zero carbonio”
Naturalmente, restano ancora delle sfide da affrontare per raggiungere la neutralità carbonica entro il 2037. In particolare, sarà necessario completare la conversione del parco di gatti delle nevi verso modelli a energia pulita (idrogeno o elettrici) e proseguire il rinnovamento delle infrastrutture per renderle più sobrie e intelligenti. L’innovazione avrà un ruolo chiave: le stazioni sciistiche contano sui progressi tecnologici (ad esempio, l’intelligenza artificiale per ottimizzare ulteriormente la gestione della neve e dell’energia, o nuovi materiali più sostenibili per le attrezzature) per superare gli ultimi ostacoli.
Fissando il 2037 come orizzonte temporale, ovvero con oltre 10 anni di anticipo rispetto agli impegni nazionali e internazionali in materia di clima, la montagna francese cerca anche di anticipare l’evoluzione della sua frequentazione e del suo modello economico. Il cambiamento climatico impone già degli adattamenti (diminuzione dell’innevamento a media altitudine, ondate di calore, eventi estremi…) e rende ancora più cruciale la protezione dell’ambiente locale per mantenere l’attrattiva turistica. Gli sforzi intrapresi – economia circolare, sobrietà energetica, conservazione degli ecosistemi – mirano a rendere le stazioni più resilienti e a garantire uno sci sostenibile per il futuro.
Oltre alla neutralità carbonica, si profila una nuova ambizione: quella di una montagna rigenerativa, in grado non solo di limitare il proprio impatto, ma anche di ripristinare gli ecosistemi, rivitalizzare i suoli e restituire alla natura più di quanto preleva – un modello per il futuro in cui la montagna torna ad essere un vero e proprio laboratorio della vita.
































