Daniele Cassioli è molto più di un campione: è un vero e proprio punto di riferimento nello sport paralimpico a livello internazionale. Nato cieco, questo straordinario atleta italiano ha raggiunto traguardi che per molti sembravano irraggiungibili. È lo sciatore nautico più titolato della storia dello sport adattato, con oltre 25 titoli mondiali e numerosi record internazionali. Ma la sua passione per la montagna lo ha portato anche a eccellere nello sci alpino, disciplina in cui ha ottenuto importanti risultati a livello nazionale e internazionale, confermando la sua straordinaria determinazione e il suo amore per lo sport.

Chi è Daniele Cassioli?

Noi di I Love Ski abbiamo avuto l’onore di realizzare una intervista esclusiva a Daniele Cassioli, in cui il campione racconta il suo percorso nello sci adattato – sia nautico che alpino – e riflette sull’importanza dell’inclusione, dell’accessibilità e del potere trasformativo dello sport. Ti invitiamo a leggere questa conversazione autentica e ispiratrice, che ci ricorda quanto sia possibile superare ogni limite con passione e perseveranza.


Daniele, sei un atleta straordinario, con un palmarès incredibile nello sci nautico. Come sei arrivato allo sci alpino e cosa ti ha spinto a praticarlo sin da bambino?

Nella mia vita è arrivato prima lo sci alpino e poi quello sull’acqua.

Ho avuto la fortuna di avere due genitori che fin dai primi anni della mia vita mi hanno spinto a vivere il contatto con lo sport. Sono stati quindi loro a portarmi in montagna per la prima volta e tutto il resto lo ha fatto la magia dello sport e la bellissima energia che si respirava nel Gruppo Verbanese Sciatori Ciechi.

Lo sci è uno sport che richiede grande fiducia nella guida. Qual è stato il tuo rapporto con le guide del Gruppo Verbanese Sciatori Ciechi?

Dici bene, la fiducia è un elemento fondamentale, è quell’ingrediente indispensabile per poter sciare e la cecità mi ha costretto ad allenarla.

Non è un caso che infatti, attualmente, tante aziende mi chiamino per sperimentare insieme a me il potere della fiducia, come valore e come competenza.

Tornando alla tua domanda il rapporto con le guide del gruppo è pazzesco! Tante di loro mi hanno visto crescere e tutte sono persone speciali, accompagnatori in pista e amici durante tutto il tempo che si passa insieme.

Inoltre hanno un expertise fuori dal comune, non è affatto scontato saper sciare molto bene ed essere capaci di guidare un cieco per piste più o meno facili.

Hai sperimentato tanti sport nella tua vita: cosa rende lo sci alpino speciale per te?

Sicuramente il senso di libertà e di possibilità.

A volte per me è più facile fare una pista nera di un km, piuttosto che fare 200 metri in città, con il bastone bianco.

Inoltre mi piace tantissimo saper fare qualcosa che, anche chi vede, per diventare bravo, deve darsi da fare per un bel po’ di tempo.

Il Gruppo Verbanese Sciatori Ciechi lavora per avvicinare le persone cieche alla montagna. Qual è secondo te il valore più grande di questa esperienza?

Io credo che i valori aggiunti siano tantissimi: il piacere dello sport, la nascita di nuove e preziose relazioni di amicizia, la possibilità di uscire di casa per fare qualcosa di bello, viaggiare e conoscere nuovi posti e, una volta finita l’uscita, poter raccontare.

Spesso vivere esperienze, in generale, significa anche ampliare il bagaglio delle cose che si possono condividere con gli altri.

Quando andavo a scuola, per esempio, dopo un weekend in montagna io raccontavo che avevo sciato e i miei compagni, incuriositi, mi coinvolgevano per chiedermi come fosse andata.

Questo è un altro aspetto meraviglioso, la bellezza di quei momenti si estende e porta beneficio anche nel vivere quotidiano.

Nella tua carriera hai spesso parlato dell’importanza dello sport per superare i propri limiti. Quali lezioni hai imparato dallo sci che hai applicato nella tua vita?

Ho sicuramente imparato la fiducia e quanto la fiducia sia un catalizzatore di performance e alza notevolmente la qualità delle relazioni.

Inoltre ho imparato il bello di migliorare rispetto a noi stessi: spesso ci paragoniamo agli altri e, per fortuna, a volte io non li ho potuti guardare.

Pertanto sentire che daniele era sempre un pochino più bravo di se stesso, stagione dopo stagione, mi ha regalato tantissima autostima.

L’altra cosa importante che ho imparato grazie allo sci è che il vero obiettivo non è smettere di avere paura, ma iniziare a essere coraggiosi.

Sei anche un divulgatore e un motivatore: come possiamo incoraggiare più bambini ciechi a provare lo sci e altri sport?

Io credo che sia fondamentale alzare il livello di cultura e consapevolezza degli adulti su questo tema. Parlo di genitori, insegnanti, terapisti e medici.

La domanda da farsi è: vedo prima il disabile o il bambino?

Se vedo prima il bambino allora è più automatico proporre tanto sport, come si fa con un coetaneo senza disabilità.

Ho fondato per questo Real Eyes Sport, un’associazione che in Italia si occupa di portare presto chi ha una disabilità in contatto con il movimento, il divertimento e l’attività sportiva.

Noi investiamo molto per esempio sulla comunicazione sui social e non solo.

Vedere un bambino che è “simile” a mio figlio fare sport e divertirsi è una leva importante per scegliere di portarlo fuori di casa a divertirsi.

L’altro aspetto fondamentale è costruire e potenziare le competenze nel mondo dello sport di base.

Siamo giustamente affascinati e attirati dalla potenza delle paralimpiadi, allo stesso tempo ci sono poche società sportive e situazioni accoglienti per chi vuole fare sport e ha una disabilità.

Aumentare il livello di competenza può rendere più fluidi i processi di avviamento allo sport per le famiglie con disabilità e questo sicuramente aiuterebbe a generare ancora più motivazione.

Guardando al futuro, hai in mente qualche progetto che coinvolga lo sci o la montagna?

Certo che Sì.

Stiamo collaborando benissimo tra Real Eyes Sport e il gruppo verbanese sciatori ciechi, ora alcuni dei bimbi che hanno iniziato a sciare sono passati al gruppo e diventati veri e propri sciatori appassionati.

Noi stiamo incrementando in generale i camp estivi e invernali, per garantire tante offerte ai nostri associati e, in tema montagna, viverla d’inverno e d’estate.

L’altro grande passo, come fondatore dell’associazione, sarà quello di prepararci ad accogliere altre disabilità.

Questo ci può permettere di garantire a tutti i bambini, a prescindere dalla loro condizione di partenza, che c’è un posto anche per loro in cui si può fare sport!