A quasi 70 anni dai Giochi Olimpici Invernali del 1956 a Cortina d’Ampezzo, l’Italia si prepara ad ospitare Milano Cortina 2026. Questo evento, che riunirà i migliori atleti del mondo, è atteso con impazienza dagli appassionati di sport invernali. Sarà l’occasione per celebrare l’evoluzione dello sport e rendere omaggio ai Giochi passati, mettendo in evidenza le innovazioni e le nuove sfide del mondo olimpico.
Mentre i preparativi procedono, abbiamo raccolto le testimonianze di due figure di spicco dello sci: Jean Mermet, ex atleta francese che ha partecipato ai Giochi Olimpici del 1956, e Lindsey Vonn, campionessa olimpica americana, che sta pensando di tornare alle competizioni. Queste testimonianze ci aiutano a capire meglio come i Giochi Olimpici Invernali e lo sci si sono evoluti nel corso degli anni.
L’Italia e i Giochi Olimpici: un patrimonio ricco e prestigioso
Milano Cortina 2026 segnerà la quarta volta che l’Italia ospita i Giochi Olimpici. Il Paese ha già ospitato questo importante evento tre volte, lasciando un segno forte nella storia olimpica.
1956: Cortina d’Ampezzo, i primi Giochi invernali in Italia
La prima edizione olimpica organizzata in Italia risale ai Giochi invernali del 1956 a Cortina d’Ampezzo. Questi Giochi hanno segnato un’importante svolta per gli sport invernali, soprattutto grazie ai progressi tecnologici nella trasmissione televisiva. Per la prima volta, i Giochi Olimpici Invernali sono stati trasmessi in diretta in diversi paesi europei, offrendo così a queste discipline una visibilità mondiale senza precedenti.

1960: Roma e l’età d’oro dei Giochi estivi
Nel 1960, Roma ospita i Giochi Olimpici estivi, un’edizione memorabile. Questi Giochi vedono l’esibizione di figure emblematiche dello sport, come Cassius Clay (Mohamed Ali) nel pugilato e Wilma Rudolph nell’atletica leggera. Per l’occasione, l’Italia costruisce infrastrutture moderne, tra cui il famoso Stadio Olimpico, ancora oggi utilizzato per importanti eventi sportivi.
2006: Torino, la modernità al servizio degli sport invernali
L’Italia torna ad ospitare le Olimpiadi nel 2006 con i Giochi invernali di Torino. Questi Giochi mettono in primo piano discipline come lo snowboard e il pattinaggio di velocità, attirando milioni di spettatori in tutto il mondo. Torino 2006 segna anche un progresso nell’organizzazione logistica dei Giochi, con infrastrutture moderne e una grande fluidità negli spostamenti degli atleti.
1956: un’epoca in cui lo sci di fondo era ancora amatoriale
All’epoca dei Giochi del 1956, lo sci di fondo era ancora lungi dall’essere così popolare e professionalizzato come lo è oggi. Jean Mermet ricorda che questa disciplina era poco mediatizzata e soffriva del confronto con lo sci alpino, molto più spettacolare. «Lo sci di fondo era il parente povero dello sci!» confida. «Veniva praticato soprattutto in regioni come il Giura, i Vosgi o il Vercors, ma era praticamente assente dalle Alpi.»
Gli atleti di sci di fondo non beneficiavano delle stesse infrastrutture né dello stesso livello di supporto degli sciatori alpini. Il loro allenamento era limitato, soprattutto perché non erano professionisti a tempo pieno. “All’epoca era più volontariato che professionalità. Avevamo un altro lavoro in estate e solo il trasporto e l’alloggio erano coperti per partecipare alle Olimpiadi”. Ciò non ha tuttavia impedito a Jean Mermet di ottenere buoni risultati nelle competizioni.

Condizioni difficili durante i Giochi Olimpici del 1956
Uno dei ricordi più vividi di Jean Mermet è la mancanza di neve che ha disturbato lo svolgimento dei giochi. «Siamo stati accolti molto bene nel 1956, tutto è andato bene nonostante un grosso problema: c’era pochissima neve!» Questa mancanza di neve ha costretto gli organizzatori a modificare alcuni percorsi. Di conseguenza, gli atleti hanno dovuto adattarsi a condizioni e terreni che non conoscevano, aggiungendo un’ulteriore difficoltà alla competizione. «L’allenamento non è stato ottimale: a dicembre, a causa della mancanza di neve, l’allenamento previsto a Les Houches (Chamonix) è stato spostato al Plan de l’Aiguille (Aiguille du Midi), con un profilo difficile e poco adatto, condizioni di neve sfavorevoli; inoltre, in Italia, non si sapeva come sarebbe stata la neve sul posto.»
Nonostante queste difficoltà, Jean Mermet è riuscito a classificarsi onorevolmente nelle sue tre prove, concludendo 20° nei 15 km, 18° nei 30 km e 6° nella staffetta. Anche se le condizioni non erano ideali, lo spirito di squadra era comunque presente: “Abbiamo condiviso tutti gli allenamenti e tutte le gare insieme e anche se le condizioni non erano sempre ottimali, ci siamo aiutati a vicenda in ogni circostanza”.
2026: la salute mentale al centro dei Giochi Olimpici di Milano Cortina
Settant’anni dopo, le Olimpiadi sono cambiate molto. Oggi, gli atleti beneficiano di monitoraggio medico, preparatori atletici e psicologi che li accompagnano nella loro carriera. Jean Mermet è impressionato da questa evoluzione, soprattutto per quanto riguarda la salute mentale. Ci confida che prima la salute mentale non era al centro delle preoccupazioni degli atleti: “Non si parlava affatto di salute mentale. Erano concetti che non esistevano, si vedevano solo la disciplina e le prove”.
Il Comitato Internazionale Olimpico (CIO) ha messo in atto programmi specifici per aiutare gli atleti a gestire la pressione. Ad esempio, la “mind zone”, uno spazio relax allestito nei villaggi olimpici, che permetterà agli atleti di ricaricare le energie mentali. Questa attenzione al benessere globale degli atleti segna un grande passo avanti rispetto ai giochi del passato, in cui si teneva conto solo della salute fisica.
Lindsey Vonn: un ritorno alle origini a Cortina
Milano Cortina 2026 sarà anche segnato dal ritorno di una leggenda dello sci alpino: Lindsey Vonn. La statunitense, plurimedagliata olimpica, ha annunciato che sta valutando un ritorno alle competizioni. Per lei, Cortina è un luogo carico di ricordi. «Cortina è il luogo in cui tutto è iniziato per me: è lì che ho imparato a gestire una gara, a salire sul podio e, soprattutto, che ho capito di essere in grado di vincere».

A causa di ripetute lesioni, la sciatrice ha dovuto ritirarsi anticipatamente nel 2019. Il richiamo della competizione è stato però più forte, ha ritrovato la motivazione e la voglia di sciare. «Ritirarmi dallo sport non è stata tanto una scelta quanto una necessità. Avevo accumulato troppe lesioni, il mio corpo non collaborava più e il mio ginocchio destro era danneggiato. È stato devastante abbandonare lo sport che amavo così tanto, ma sapevo che era l’unica scelta possibile per il mio benessere fisico.“ Sa che la sfida sarà difficile, ma il suo amore per la competizione rimane intatto. ”Il mio ritorno allo sci agonistico è stato motivato dalla mia passione per lo sport, la velocità e l’euforia che mi attiravano sulle piste”.
Un’edizione storica per la parità uomo-donna
Una delle grandi sfide di Milano Cortina 2026 sarà la partecipazione femminile, che dovrebbe raggiungere un livello record con circa il 47% degli atleti in gara. Lindsey Vonn è entusiasta di questo progresso. “Le Olimpiadi fungono da palcoscenico per promuovere molte idee progressiste, favorire il cambiamento e dare il tono al modo in cui il resto del mondo affronta la parità di genere”.
Da parte sua, Jean Mermet è felice di vedere che le donne hanno assunto un ruolo molto più importante nello sci di fondo. “È un’ottima cosa che ora si vedano più donne”.
Mentre questi giochi si avvicinano, si annunciano come un’edizione memorabile. Simboleggiano sia il rispetto per il passato che la volontà di costruire un futuro più inclusivo e tecnologico per lo sport. Jean Mermet, che ha seguito con attenzione i giochi di Parigi 2024, non vede l’ora di vedere cosa offrirà Milano Cortina 2026. «Ho seguito le Olimpiadi di Parigi 2024 e seguirò anche quelle di Milano Cortina il prossimo anno. È un evento che non mi perderò!»
Con uno scenario naturale eccezionale nelle Dolomiti, infrastrutture moderne e atleti leggendari, queste Olimpiadi invernali promettono di essere un momento importante nella storia dello sport.





























