Nell’intervista “Face to face” con Andy Varallo, presidente di Dolomiti Superski, emergono i tratti distintivi di un uomo profondamente legato alla sua terra e alla sua famiglia. Andy ci racconta il suo percorso di studi e la sua carriera, iniziata in Alta Badia e sviluppatasi con dedizione e rispetto per l’eredità del nonno. Con passione per il lavoro e un forte senso del dovere, Varallo ha saputo portare avanti l’azienda di famiglia, affrontando sfide e innovazioni tecnologiche.

La sua visione per il futuro della montagna, protagonista in tutte le stagioni, riflette l’impegno per un’evoluzione sostenibile e l’attenzione alla tradizione, con l’obiettivo di garantire un futuro prospero alle generazioni successive. In questa intervista, Andy Varallo condivide con noi non solo i successi raggiunti, ma anche le sfide personali e professionali che lo hanno plasmato come leader e come individuo.

Andy VARALLO, potresti parlarci della tua traiettoria? Qual è stata la tua formazione, il tuo percorso personale lavorativo per arrivare dove sei ora a dirigere il comprensorio sciistico più grande del mondo? 

Il mio percorso di studi è iniziato qui in Alta Badia, dove vivo ancora oggi. Ho frequentato le scuole elementari e medie nella mia zona, poi il liceo scientifico in lingua tedesca a Bolzano e successivamente mi sono laureato in Economia Aziendale a Bologna. Al termine di questo percorso accademico, la situazione richiedeva il mio intervento a causa dell’età avanzata di mio nonno. All’epoca, lui non solo era il presidente, ma deteneva anche la quota di rilevanza e/o maggioranza del capitale delle società impiantistiche che gestiamo in Alta Badia, coprendo i paesi di La Villa, Corvara e San Cassiano, con 28 impianti di risalita. Di conseguenza, non ho avuto la possibilità di fare esperienze all’estero poiché dovevo entrare in azienda, dato che mio nonno aveva già 84 anni.

Andy VARALLO

Sono entrato in azienda a settembre 2004 e, nel 2006, mio nonno mi ha passato il testimone aziendale, affidandomi la piena responsabilità dei compiti e dei poteri all’interno dell’azienda. Da allora, sono coinvolto in diverse realtà legate al settore turistico dell’Alta Badia. Ho fatto parte del Comitato di Coppa del Mondo e del Consorzio impianti a fune dell’Alta Badia come vicepresidente.

Nel 2008, sono diventato vicepresidente di Dolomiti Superski, incarico che ho ricoperto fino al 2020. A luglio di quell’anno, sono stato eletto presidente di Dolomiti Superski, posizione che attualmente ricopro con il mio secondo mandato. Nel frattempo, sono anche diventato presidente del Comitato organizzatore della Coppa del Mondo dell’Alta Badia, che ospita sulla Gran Risa due gare tecniche di Coppa del Mondo maschile e presidente del Consorzio impianti a fune dell‘Alta Badia. Quest‘anno ospiteremo il 22 e 23 dicembre uno slalom gigante e lo slalom speciale.

Quali sono le tue passioni? Oltre allo sci, immagino, ovviamente

La famiglia viene prima di tutto: ho una bella famiglia con due figli maschi di 9 e 4 anni e mezzo. Pratico diversi sport tra cui il tennis, lo sci e il ciclismo, e mi piace molto leggere. Non sono legato a singoli scrittori; leggo volentieri libri legati all’economia, alla psicologia aziendale e all’economia in generale, oltre a tutto ciò che può arricchire la mia formazione personale. Penso che sia importante mettere sempre in gioco e sotto critica la propria persona, perché con l’età si cambia e bisogna sempre adattarsi a nuove sfide.

Andy Varallo e famiglia

Andy VARALLO, qual è la motivazione principale, ciò che ti dà il motivo per alzarti tutte le mattine?

Adoro il lavoro che svolgo e ho sempre nutrito un profondo senso di ammirazione verso mio nonno. Per me, subentrare alla sua figura all’interno di questa azienda è stato un grande onore. È come essere stato uno dei cavalieri della Tavola Rotonda per tanti anni e poi succedere al Re. Il massimo onore e orgoglio per me è riuscire a portare avanti l’azienda con gli stessi risultati e nella stessa maniera in cui ci riuscì mio nonno. Finora, i suoi insegnamenti mi stanno dando grandi soddisfazioni.

Vedo un’azienda sempre più dinamica. Ho già completato un importante passaggio generazionale, dalla vecchia squadra del nonno alla nuova squadra che ho potuto formare io stesso. È un gruppo misto, composto da giovani leve e vecchie guardie, che collaborano e convivono, riuscendo a dare quell’energia che oggi l’azienda può sicuramente vantare nella gestione degli impianti di risalita.

E qual è stato il più importante obiettivo da te raggiunto, ciò che ti rende più orgoglioso? Anche se forse ci hai già risposto.

Penso di sì, e sicuramente questo era l’obiettivo: riuscire a far bene nell’azienda di mio nonno.

Casualmente, quando lui mi ha passato il testimone nel 2006, stavamo festeggiando il 60º impianto di risalita. È stato costruito proprio nel luogo dove tutto era iniziato, dove avevamo realizzato il primo impianto di risalita, la prima seggiovia in Italia, registrata come numero uno all’Ufficio Trasporti nazionale. Il sessantesimo impianto è stato costruito in segno di riconoscenza per mio nonno, perché realizzare 60 impianti di risalita in sessant’anni, insomma, sono numeri difficilmente replicabili nel nostro mercato.

Quello però è stato anche il mio primo impianto, dato che in quel momento mio nonno mi affidò la piena gestione del progetto. Entrambi avevamo la stessa età dell’anno in cui abbiamo realizzato il nostro primo impianto, creando così una serie di coincidenze significative.

La soddisfazione maggiore è arrivata quando, a mia insaputa, mio nonno ha deciso di consegnarmi le chiavi dell’azienda, dicendo: “Adesso tocca a te”. Avevo preparato tutto il discorso al computer, mentre lui lo aveva scritto a mano. Quel giorno, però, ha ritirato il suo discorso, l’ha messo in tasca e ha detto: “Adesso tocca a te, vieni tu, parla tu”. Così si è svolta la sceneggiatura di quella giornata di inaugurazione dell’impianto.

Andy VARALLO, qualche scelta che rimpiangi o di cui ti penti?

No, non ho rimpianti perché devo dire che ho una bella famiglia e un bel lavoro. Chiaramente, se pretendi tanto da te stesso, non hai più molto tempo per te stesso, poiché il senso del dovere verso la famiglia e verso l’azienda richiede molto, molto tempo. Forse l’unico rimpianto è che, dovendo assumere tutti questi ruoli, ho dedicato poco tempo a me stesso e sempre meno tempo anche agli amici. Tuttavia, gli amici veri sono rimasti. Ora che sto maturando e stabilizzando bene l’azienda, probabilmente potrò anche rimediare a questa mancanza.

Come vedi la montagna del domani?

La montagna del domani la vedo ancora protagonista in entrambe le stagioni. La stagione estiva può dare ancora molte soddisfazioni, soprattutto grazie all’evoluzione del comparto outdoor. Le attrezzature, i tessuti, l’abbigliamento, le scarpe sportive e le e-bike hanno dato una grande spinta a visitare la montagna anche d’estate, poiché permettono di annullare la fatica e, insieme agli impianti di risalita, rendono l’esperienza più accessibile.

Per quanto riguarda l’inverno, il nostro comparto è sempre stato molto resiliente. In collaborazione con le ditte costruttrici degli impianti di risalita e di innevamento, siamo riusciti a migliorare continuamente il prodotto. Queste aziende hanno bisogno degli input degli esercenti funiviari per sapere come migliorarsi, e oggi disponiamo di impianti sempre più tecnologici, attenti all’impatto ambientale e performanti. Gli impianti di innevamento, in particolare, hanno fatto enormi progressi nella produzione di neve programmata a temperature sempre più prossime allo zero.

Andy VARALLO

L’evoluzione tecnologica degli ultimi vent’anni è stata notevole. Nel 1988 abbiamo installato i primi cannoni da neve, che servivano principalmente a garantire un po’ di copertura a fine stagione. All’epoca, la stagione era molto più corta; si iniziava a Natale e si finiva a Pasqua, se andava bene. Grazie all’innevamento programmato, la stagione si è allungata fino a circa 130 giorni. Oggi possiamo produrre neve programmata a temperature di meno due gradi e mezzo, mentre una volta era necessario meno otto gradi.

Questa evoluzione tecnologica è la vera risposta al cambiamento climatico. Senza di essa, non potremmo garantire una maggiore efficienza né offrire una sicurezza a chi vuole investire nella montagna e soddisfare le esigenze turistiche. Se non riusciamo a garantire i giorni di stagione, difficilmente gli alberghi, i negozianti, i ristoratori e altri servizi nel fondovalle potranno evolversi e investire nelle loro attività; al contrario, potrebbero cercare fortuna altrove.

L’innevamento programmato garantisce i giorni di stagione, ed è stato più rapido rispetto al riscaldamento globale. Lavoro con l’intento di poter consegnare ai miei figli un’azienda stabile, in modo che possano continuare questa attività se lo vorranno. Vedo un futuro prospero nei prossimi trent’anni, anche se dovremo ancora adattarci al cambiamento climatico. Ognuno deve fare la sua parte: noi dell’altipiano, le strutture ricettive nel fondovalle, e così via.

C’è una crescente consapevolezza dell’importanza di contribuire alla riduzione del riscaldamento globale. Domani, consegneremo questa terra ai nostri figli e a loro non possiamo mentire.


Strategie vincenti a Dolomiti Superski