Gli obiettivi dell’articolo “Simulated hydrological effects of grooming and snowmaking in a ski resort on the local water balance” (Effetti idrologici simulati della battitura e dell’innevamento in una stazione sciistica sul bilancio idrico locale) sono molteplici e rilevanti nel campo dei cambiamenti climatici e della gestione delle risorse idriche legate all’innevamento nelle aree turistiche sciistiche.

Lo studio di Samuel Morin et al. si sviluppa nel contesto della crescente necessità di comprendere e gestire in modo sostenibile le risorse idriche nelle stazioni sciistiche, soprattutto di fronte alle sfide poste dai cambiamenti a lungo termine delle temperature e dei modelli meteorologici. La motivazione centrale dello studio è fornire un’analisi scientifica dettagliata di come le pratiche di gestione della neve possano alterare il bilancio idrico nelle aree montane dotate di impianti di innevamento e di battitura delle piste.

Le stazioni sciistiche rappresentano molto di più di semplici destinazioni turistiche per gli appassionati di sport invernali; sono veri e propri motori economici e stimolatori sociali per le regioni in cui sono situate. Le stazioni sciistiche fungono da catalizzatori dell’economia locale, generando occupazione, promuovendo lo sviluppo di infrastrutture e incoraggiando la crescita di servizi complementari come alberghi, negozi e ristoranti.

Inoltre, contribuiscono in modo significativo alla conservazione delle tradizioni e delle culture locali, promuovendo al contempo l’integrazione sociale e lo scambio culturale tra visitatori e residenti. In molti casi, le aree sciistiche diventano il cuore delle comunità montane, dando vita a regioni che altrimenti potrebbero affrontare sfide economiche e demografiche significative. La loro presenza non solo arricchisce la vita delle comunità locali, ma svolge anche un ruolo cruciale nel mantenere e promuovere gli ecosistemi montani e la loro biodiversità unica.

Tuttavia, la gestione della neve, in particolare la preparazione e la produzione di neve artificiale, è diventata una pratica di routine nei resort e il suo funzionamento ha sollevato dubbi pubblici sulla sua rilevanza, in quanto queste attività sono criticate dai movimenti ambientalisti per le loro presunte implicazioni ambientali e, in particolare, l’impatto idrologico della produzione di neve artificiale è oggetto di dibattito.

La pressione sulle risorse idriche e il dibattito scientifico sulla neve artificiale

La produzione di neve artificiale o vegetale comporta l’utilizzo di notevoli quantità d’acqua, con conseguente pressione sull’ambiente montano.
Questo fatto porta a discutere se l’acqua utilizzata per la produzione di neve sia semplicemente “presa in prestito” e restituita ai fiumi e ai torrenti durante lo scioglimento delle nevi. Tuttavia, nonostante questa situazione controversa, sono pochi gli studi scientifici che affrontano quantitativamente l’influenza della gestione della neve, in particolare della produzione di neve artificiale, sul ciclo dell’acqua a scala locale e regionale.

“LA PRODUZIONE DI NEVE VIENE SEMPLICEMENTE “PRESA IN PRESTITO” E RESTITUITA A FIUMI E TORRENTI DURANTE IL DISGELO”

La situazione di scarsità d’acqua in alcune regioni rende essenziale fornire informazioni scientifiche sul rapporto tra le risorse idriche di montagna e le attività delle stazioni sciistiche, in un momento di intensi dibattiti sulla transizione del turismo di montagna verso un percorso più sostenibile.

Lo studio odierno si propone di esplorare questa lacuna conoscitiva e di far luce sull’influenza della battitura e della produzione di neve artificiale sul ciclo idrologico locale, in particolare sulla portata dei fiumi a valle del bacino idrografico di una stazione sciistica.

“I RISULTATI DI QUESTA RICERCA SONO “UN RITARDO NELL’INIZIO DEL PROCESSO DI FUSIONE E, DI CONSEGUENZA, UNA RIDUZIONE DEL FLUSSO DI NEVE SCIOLTA DURANTE I PERIODI DI BASSA PORTATA INVERNALE”

Esistono ricerche precedenti che si sono concentrate sulle perdite d’acqua dovute all’innevamento, ma sono state limitate e non hanno affrontato gli effetti su scala di bacino o considerato l’interazione di queste pratiche con altre variabili idrologiche. Il presente studio ha cercato di colmare queste lacune, utilizzando strumenti di modellazione per esplorare l’impatto della gestione della neve (battipista e produzione di neve artificiale o di neve coltivata) sul ciclo idrologico e sulla disponibilità idrica a valle a scala locale.

Contesto e motivazione dello studio sugli effetti della battitura e dell’innevamento artificiale

Le stazioni sciistiche hanno integrato pratiche come la battitura e la produzione di neve artificiale per garantire la qualità e la continuità della neve. Tuttavia, queste pratiche alterano la copertura nevosa e hanno un impatto significativo sul ciclo idrologico locale.
Lo studio si concentra sulla quantificazione di questi effetti nella stazione sciistica di La Plagne, nelle Alpi francesi. Sottolinea la necessità di comprendere meglio queste pratiche per informare i dibattiti sulla sostenibilità del turismo sciistico e sulla gestione delle risorse idriche in un contesto di cambiamento climatico.

Metodologia e strumenti

Lo studio “Simulazione degli effetti idrologici della battitura e dell’innevamento in una stazione sciistica sul bilancio idrico locale” ha utilizzato una metodologia dettagliata e strumenti specializzati per analizzare gli effetti idrologici della gestione della neve nelle stazioni sciistiche.

Questa metodologia completa ha permesso di valutare nel dettaglio l’impatto della gestione della neve sul ciclo idrologico locale. Lo studio ha combinato tecniche avanzate di modellazione con osservazioni in situ e analisi idrologiche, fornendo una comprensione approfondita di come le pratiche di preparazione e innevamento nelle stazioni sciistiche influenzino le risorse idriche nei bacini montani.

– Il modello Crocus è stato utilizzato per simulare la copertura nevosa, tenendo conto dei processi naturali e gestiti. Questo modello è stato guidato dalle rianalisi SAFRAN e dalle proiezioni climatiche.
– I risultati del modello sono stati valutati con osservazioni idrologiche in situ. Inoltre, sono stati incorporati concetti come l'”involucro gravitazionale” della stazione sciistica per una corretta rappresentazione geografica, che ha aiutato a comprendere meglio l’impatto delle pratiche di gestione della neve sul bilancio idrico.

Gli aspetti chiave della metodologia e degli strumenti utilizzati sono illustrati di seguito:

1. Modellazione della copertura nevosa:

Modello Crocus: il modello Crocus è stato utilizzato per simulare la copertura nevosa naturale e gestita. Questo modello rappresenta sia i processi di innevamento naturale che quelli di preparazione e innevamento.
Processi modellati: assorbimento e riflessione della radiazione solare, emissione di energia termica infrarossa e flussi di calore latente e sensibile sulla superficie della neve.

2. Implementazione dell’innevamento e della preparazione della neve nel modello:

Condizioni di innevamento: l’innevamento nel modello era possibile solo in determinate condizioni di velocità del vento e temperatura di bulbo umido.
Densità della neve prodotta: per la neve prodotta è stata considerata una densità di 600 kg/m³.
Processo di battipista: ha incluso la compattazione e la miscelazione degli strati di neve, riflettendo la miscela di neve naturale e artificiale.

3. Simulazioni del modello:

Dati di input SAFRAN: il modello Crocus è stato guidato dalle rianalisi meteorologiche SAFRAN, che hanno fornito stime delle condizioni meteorologiche quali temperatura, umidità specifica, precipitazioni e velocità del vento.
Simulazioni SAFRAN-Crocus: sono state eseguite per diverse fasce di altitudine all’interno di aree spazialmente omogenee, considerando diverse pendenze e orientamenti del terreno.

4. Rappresentazione geografica delle stazioni sciistiche e dei bacini idrografici:

Unità rappresentative delle stazioni sciistiche (SRU): sono stati identificati gli elementi caratteristici delle unità delle piste da sci e dei loro dintorni, considerando l’altitudine, l’aspetto e la presenza o meno di impianti di innevamento.
Acqua utilizzata per l’innevamento: l’acqua utilizzata è stata immagazzinata in serbatoi e prelevata da varie fonti per riempire questi serbatoi.

5. Analisi idrologica dei bacini di Bonnegarde e Frasses:

Modello idrologico J2000: le serie temporali delle portate naturali giornaliere simulate dal modello idrologico distribuito J2000 sono state utilizzate per analizzare il ciclo idrologico dei bacini.

6. Simulazioni in condizioni di cambiamento climatico:

Proiezioni climatiche: sono state eseguite ulteriori simulazioni in condizioni di cambiamento climatico, utilizzando il modello Crocus e dati di proiezione climatica adattati.

Principali risultati dello studio che analizza l’impatto dell’innevamento delle colture sulle risorse idriche

La battitura riduce significativamente lo scioglimento della neve durante l’inverno, con conseguente diminuzione del flusso di neve e ritardo nell’inizio del suo scioglimento, e circa il 10% dell’acqua utilizzata per la produzione di neve viene persa per evaporazione. Nonostante ciò, l’alterazione annuale delle risorse idriche nell’area di studio è risultata limitata, nell’ordine dell’1%-2%.

  1. Impatto del grooming e della produzione di neve sul disgelo della neve: il grooming ha un impatto significativo, eliminando praticamente il disgelo della neve in inverno. Ciò comporta un ritardo nell’inizio del processo di fusione e, di conseguenza, una riduzione del flusso di fusione della neve durante i periodi di bassa portata invernale. Lo studio quantifica questa riduzione nell’ordine del 10-20%, che viene poi compensata da una maggiore quantità di fusione quando la neve si scioglie.
  2. Valutazione dell’uso dell’acqua nella produzione di neve artificiale: un aspetto cruciale della produzione di neve artificiale è l’efficienza dell’acqua utilizzata. Circa il 10% dell’acqua utilizzata per la produzione di neve si perde per evaporazione durante il processo di formazione del ghiaccio dalle gocce d’acqua liquide. Questa perdita, sebbene significativa, non rappresenta una grande porzione dell’acqua totale utilizzata nel processo di crescita della neve.
  3. Influenza sul bilancio idrico annuale: nonostante questi interventi, lo studio conclude che l’alterazione annuale delle risorse idriche a La Plagne è limitata, stimata nell’ordine dell’1-2%. Questo perché la quantità di acqua utilizzata per la produzione di neve sulle piste da sci rappresenta solo una frazione del 10-20% delle precipitazioni annuali totali. Inoltre, le piste da sci coprono circa il 10% dell’area dei bacini in cui si trovano le stazioni sciistiche e, nel caso di La Plagne, l’impianto di innevamento copre il 40% dell’area delle piste da sci.
  4. Confronto con l’impatto del cambiamento climatico: lo studio suggerisce che, in questo caso specifico, la produzione di neve artificiale porta principalmente a un cambiamento moderato nella formazione e nello scioglimento del manto nevoso. In realtà, questo impatto è considerato minore rispetto all’influenza che i futuri cambiamenti climatici potrebbero avere sull’idrologia della montagna.
  5. Impatto sul ciclo idrologico: lo studio dimostra che la battitura e la produzione di neve artificiale hanno un impatto visibile sul flusso fluviale in un bacino montano. Questa conoscenza è fondamentale per gli studi futuri sulla gestione delle acque e sull’adattamento ai cambiamenti climatici nelle aree con impianti di turismo sciistico.
  6. Limitazioni e ricerche future: Sebbene lo studio fornisca indicazioni preziose, non affronta le sfide della sostenibilità a lungo termine o altri aspetti dell’impatto ambientale locale della gestione della neve. Ciò evidenzia la necessità di ricerche future che affrontino questi aspetti per una comprensione più completa dell’impatto delle stazioni sciistiche e dell’innevamento sugli ecosistemi montani.
    Conclusioni dello studio sulla neve artificiale prodotta dalle stazioni sciistiche

Questo studio fornisce un’importante prospettiva su come le pratiche di gestione della neve nelle stazioni sciistiche, come la battitura e la produzione di neve coltivata o artificiale, influenzino leggermente il ciclo idrologico locale. Sebbene l’alterazione del bilancio idrico sia limitata, lo studio sottolinea l’importanza di considerare questi effetti nel contesto più ampio del cambiamento climatico e della gestione sostenibile delle risorse nelle aree turistiche sciistiche. Questa conoscenza è essenziale per formulare politiche e pratiche che bilancino le esigenze del turismo sciistico con la conservazione delle risorse naturali e la sostenibilità a lungo termine.

Per i bacini considerati, la quantità di neve, con le attuali pratiche e tecnologie di innevamento, aumenta in un clima più caldo, il che è coerente con studi precedenti (Spandre et al., 2019). Tuttavia, a livello di bacino idrografico, l’influenza principale del cambiamento climatico sul regime idrologico si esplica attraverso un picco di scioglimento delle nevi più precoce e più piccolo (per lo più naturale), come ben documentato (Hock et al., 2019), su cui l’influenza della preparazione e dell’innevamento impone una modulazione secondaria. Pertanto, nelle condizioni climatiche attuali e future, la preparazione e l’innevamento delle colture sembrano avere un impatto piuttosto limitato sul deflusso totale a scala di bacino. Il principale problema tecnico legato all’uso dell’innevamento programmato in un clima più caldo è la capacità di rendere disponibile acqua sufficiente per le operazioni di innevamento (ad esempio, Gerbaux et al., 2020).

Nonostante le sfide ambientali poste dai comprensori sciistici, come quelle emerse dagli studi sul loro impatto sulle risorse idriche, l’esistenza di neve in crescita rimane fondamentale per le economie di montagna. Queste stazioni non solo generano occupazione e danno energia alle comunità locali, ma hanno anche adottato misure proattive per mitigare il loro impatto ambientale. In risposta alle preoccupazioni sulle emissioni di gas serra e sulla sostenibilità, molte stazioni sciistiche stanno implementando tecnologie più efficienti, promuovendo l’uso di energie rinnovabili e adottando pratiche di gestione sostenibile della neve. Inoltre, il turismo invernale, rispetto a quello estivo nelle zone costiere, può essere considerato più sostenibile grazie a una minore incidenza dell’erosione e dello sfruttamento eccessivo delle risorse naturali. Le stazioni sciistiche si stanno evolvendo, riconoscendo la necessità di bilanciare le loro attività con la conservazione dell’ambiente, dimostrando un impegno per un futuro più sostenibile e rispettoso del pianeta.